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Medium 21 - In Awe Of Agriculture EP (mini cd – Outafocus rec.)
PolyRock
Autore: Michele Benetello
Nomi nuovi: i Medium 21 sono dei perfetti Carneadi, anche in patria (UK, ovvio) dove – sembra – la stampa debba ancora cantarne le ‘magnifiche sorti et progressive’. In Awe Of Agriculture EP è l’esordio (mini cd – Outafocus rec.) e consta di 4 tracce difficili da inquadrare. Qualcosa dei Pavement in confidenza con i Fall (questi ultimi ormai presi a modello dalla quasi totalità delle nuove leve albioniche) in Build A Stage, Burn It Down,un po’ di wave Liverpoodliana con muscoli in Gas Tank Romance (l’apice, grazie all’alternarsi di vuoti/pieni e assenze), N.A.M. nevrotico e saturo in Crisis 4.0 e country riverberato nella conclusiva Secret Hideaway. Ottimi, veramente. Anche gli I Monster non hanno questo pantagruelico seguito: French Mods Can’t Drink (7” – Rodeo Meat rec.) è elettronica giocattolo come avrebbero potuto intenderla gli Stereolab prima della Sindome da BSE che li ha colpiti, o Momus al lavoro con il Coro Dell’Antoniano, o ancora qualche giapponesina prodotta da Cornelius. Per ora sono gli I Monster, e il marchio di fabbrica sembra alquanto personale. 3 tracce dai languori a volte sixties, a volte pseudo lounge. Se si stanno facendo un nome e un seguito come abili remixers (Pulp nel loro palmarès) un motivo ci dovrà essere. 500 copie e vinile very heavy. E per finire il trittico di ‘volti nuovi’ schiaffiamo gli Ikara Colt e il loro Sink Venice (mini cd – Fantastic Plastic rec.), giovani irruenti in odor di Urusei Yatsura e (primi) Bis. Punk evoluto, pulsante e dall’afflato indie. La title track è un anthem di buone proporzioni con un ritornello che non potrà non prendervi. Gradevole anche Whale Bones (mini cd – Domino rec.) dei Preston School Of Industry, band nata dalle ceneri dei Pavement e che – della casa madre – mantiene solo un pizzico dell’attitudine che l’aveva contraddistinta. Qui cè poca slacker attitude zero lo-fi e voglia di staccarsi dalla brillante parentela. Melodia e pacatezza le armi migliori di questo 3 tracce. Tra le scoperte più brillanti degli ultimi tempi metterei anche l’esordio degli Snowblind. Cut (mini cd – Heavenly recordings) è semplicemente una grande canzone, di quelle che da tempo fatichiamo a trovare nei nostri acquisti, ormai zeppi di distorsioni e dissonanze di vario genere. E’ prodotta con tutti i crismi, butta l’occhio a padri putativi eccellenti (due nomi: Curve e Stone Roses) senza mai provare imbarazzo e si fa apprezzare per la facilità con la quale ci scorre dentro. Aspetto un nuovo singolo e – l’eventuale – album per sbilanciarmi oltremisura… …E, a dirla tutta, ho provato autentiche emozioni anche all’esordio dei Gloss, sorta di Cardigans senza il fiato corto. Due singoli di pop s-ABBA-tico (Lonely In Paris e New York Boy) ai quali si aggiunge, per far filotto, This Is All I Need (mini cd – Nude Rec.), non così contagioso e smuovimembra come i precedenti ma sempre una spanna sopra a tante sventure da classifica che siamo soliti sorbirci ogni ora. Gli ingredienti sono i soliti, nulla di nuovo sotto il sole: un gran pezzo di figliola alla voce (la solita bellezza dell’estremo nord, che oggidì sembra tirare tanto), tre onesti e precisicomprimari, una decisa campagna stampa e qualche ottima canzone. In un paio di mesi dovreste trovarli sui forati, fossi in voi non me li farei sfuggire; se vi sono piaciuti i Cardigans o i Garbage meno queruli quivi siamo anni luce oltre. In meglio. Con buona pace degli A Camp dell’infeltrita Nina.
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