Rubrica
MELVINS Hostile Ambient Takeover (Ipecac White’N’Black)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Pretendere di capire i Melvins è come cercare di trovare una spiegazione logica a eventi irrazionali o come sostenere che la radice quadrata di un numero negativo è un numero reale, quando invece si entra nel campo degli immaginari. I Melvins sono un dogma e in quanto tali possono essere accettati e venerati, sottomettendosi incondizionatamente a qualsiasi loro presa di posizione musicale e non, oppure rifiutati, quasi aborriti; molto difficilmente potrete ignorarli. Magari trascorrerete parte della vostra vita facendo finta che non esistano e quando meno ve lo aspettate ve li trovate di fronte, sono lì che vi sbarrano la strada e vi sfidano: a quel punto o cercate di capirli o fate retromarcia e ve ne andate a gambe levate. In più di quindici anni di carriera hanno continuamente rimesso in gioco se stessi, hanno suonato con i gruppi più disparati, hanno fornito input fondamentali a gente che poi ha conosciuto il successo (Nirvana e il fenomeno grunge in generale) e hanno affrontato pressoché ogni forma sonora, riuscendo sempre a cavarsela egregiamente, sia che si fossero messi in testa di comporre un brano punk piuttosto che acustico o stoner, una canzone metal piuttosto che noise o pop, una traccia industriale piuttosto che doom o rock. Ebbene, ‘Hostile Ambient Takeover’ è l’emblema di quanto ci siamo detti sinora. Un disco che vi farà perdere l’orientamento già dopo tre pezzi; melodico e distorto, ambientale e saturo, dilatato e veloce, cadenzato e rumoroso, sintetico e grezzo. Indefinibile nella sua magnificenza.
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