Rubrica
ABBIE HOFFMAN
L’Anno Del Maiale
COPERTINA
Abbie Hoffman divenne famoso negli anni ‘60 come organizzatore radicale, difensore degli Otto di Chicago, speaker e scrittore. Il suo libro “Revolution for the hell of it” fu uno dei primi a combinare critica con divertimento e follia: un tipico aforisma è “Creare sempre l’arte e distruggere la proprietà .....l’arte è l’unica cosa per cui valga la pena di morire”. Dopo il suo pezzo epocale “Woodstock Nation” venne “Ruba questo libro”, il suo best seller più famoso e classico manuale di scherzi e trucchi con indicazioni per avere quasi tutto gratis, dal cibo ai trasporti, all’alloggio ai telefoni, e persino per fare bombe Molotov. Da allora ha scritto molti altri libri, organizzato molte altre azioni, è evaso da un periodo di carcere per vivere in clandestinità per anni e infine è riemerso per continuare le sue campagne insurrezionali. Ha imparato a usare i media. “Questa società comunica tramite simboli, stili, personalità, argomenti; e non letteraria e non ideologica, è immagine visiva, brevi scoppi che durano un minuto. L’arte della comunicazione è trovare quella sola parola che dice quello che vuoi. Il linguaggio deve essere continuamente superato per certe parole che gli Americani leggeranno e intoneranno, e devi stare attento perché lo spazio di attenzione è molto breve”. A New York City. Per Abbie Hoffmann, ma la sua burla migliore è “essere nato”. Ma molti ricordano di quando, alla fine degli anni ‘60, candidò un maiale alle elezioni presidenziali Usa. “Era l’Anno del Maiale, la fine del ‘67 o l’inizio del ‘68 -ricorda oggi-, quando hanno cominciato a usare la parola ‘maiale’. Come termine nacque spontaneamente dalla situazione, perché i poliziotti sembravano maiali, fisicamente erano molto diversi dagli hippies, magri e con i capelli lunghi. I poliziotti avevano smesso di essere simpatici, amichevoli guardiani del vicinato, che aiutavano i ciechi e le vecchiette ad attraversare la strada, erano visti decisamente da alcuni di noi come agenti della repressione. Quando andammo a Chicago, la capitale mondiale del bestiame, guardavamo il sindaco Dailey con le sue due dozzine di menti (e tutta la gente che lo circondava aveva lo stesso aspetto) e sembrava veramente una città di maiali. E allora perché non avere un Maiale in corsa come Presidente? Se vuoi avere un terzo partito in America, perché non farlo ridicolo e correre una campagna anarchica e buffonesca? Ci ha dato l’occasione di portare i maiali a rivolgersi alla gente nei parchi e nelle strade; comprammo dei maiali e li lasciammo liberi in giro. Era divertente; i poliziotti cercavano di catturarli e di portarli alla prigione per maiali. Era una guerra simbolica”. Erano anche i giorni in cui si cominciava a parlare di “libero amore” e a giudizio di Hoffmann era come se il sesso fosse stato inventato in quell’epoca. “Facevamo l’amore su e giù per le pareti... prima che inventassero l’herpes, l’Aids e tutta quella roba. Per gli hippies ogni giorno era San Valentino e ogni notte era Halloween. Mi dispiace quando parlo con dei giovani che non hanno vissuto quel periodo, perché sono nel peggiore dei tempi. Ogni giorno penso “Grazie a dio non sono giovane al giorno d’oggi”. Altra memorabile azione fu la “levitazione” del Pentagono, il 21 ottobre 1967, durante una manifestazione con 100.000 partecipanti. “Le figure a cinque lati sono sempre simboli del male in tutte le religioni del mondo -rievoca con un certo sussiego Hoffmann- andammo al Pentagono e lo circondammo. Se lo circondi il Pentagono levita…va su. E’ un fatto noto che noi abbiamo dimostrato con vari mini-Pentagoni in televisione. In quel caso avevamo chiesto il permesso per alzare il Pentagono di 100 piedi. Lo misurammo... io e un mio amico fummo arrestati perché avevamo misurato il Pentagono. Sapevamo che le forze dell’ordine non ci avrebbero permesso di sconfiggere la legge di gravità perché non avrebbero permesso di sconfiggere sette milioni di altre leggi in questo paese”. Cultore di droghe oggi cadute in disuso (il Mace, “pauroso molto ostile, ti faceva montare su tutte le furie”, il Lace, mescolanza di altre sostanze e dell’Lsd, che Hoffmann e i suoi amici usavano in forma spray, “che ti faceva togliere i vestiti e scopare”), organizzò una conferenza stampa con dimostrazione del funzionamento del Lace in pistole ad acqua. “Gli hippies scoparono davanti a tutti i giornalisti. Fu un bello spettacolo”. Ha acquisito il gusto dello scherzo e della provocazione fin da piccolo grazie a quella tipica festa anglosassone che è Halloween. Dalle sue parti veniva celebrata per una settimana “e dopo quella non c’era più niente da bruciare!”. Ovviamente è ben consapevole della carica sovversiva di certi scherzi e del fatto che “la rivoluzione è un gioco ancora più divertente... prendere in giro la pubblica amministrazione, il Pentagono, la gente che guarda le soap operas”. Durante il suo periodo di clandestinità, durato sette anni in Francia, ha incontrato anche dei filosofi, che rimasero colpiti dalla sua idea. “Tu sei venuto con l’idea che la rivoluzione può essere divertente -mi dissero- nessuno nella storia ci aveva mai pensato e solo un americano può essere così maledettamente stupido”. Ma ogni scherzo, per quanto estremo, deve avere un limite. “Non devo uccidere nessuno, perché se lo faccio, quel tizio non c’è più”. Una lezione appresa nelle high school, dove ci sono associazioni studentesche che spesso fanno scherzi cattivi, atti di pura ostilità e umiliazione. “Ho odiato le associazioni studentesche da allora. Ho capito che ci sono scherzi buoni e scherzi malvagi”; All’università ci furono “burle neutre”, di sapore decisamente goliardico. Ad esempio “un tizio smontava una macchina e poi la rimontava sul tetto di un dormitorio”. Oppure l’acquisto di una panchina da parco, con tanto di regolare ricevuta. “Quella notte, intorno a mezzanotte, due di noi cominciarono a girare per la città con la panca. Alcuni poliziotti li fermarono e li portarono al commissariato. Esibirono la ricevuta. Così dovettero rilasciarli. Poi furono fermati da un altro poliziotto; portati al commissariato e di nuovo rilasciati. In città c’erano solo 20 auto della polizia; così si misero in contatto radio per dire che se vedevano due tizi che giravano con una panca, non dovevano preoccuparsene. Allora i due tizi vennero al dormitorio e una ventina di noi fecero il giro della città prendendo tutte le panchine dai parchi...”. Poi la svolta degli anni ‘60, quando “buttare una pioggia di banconote contro il Palazzo della Borsa poteva essere pericoloso come buttare pallottole... forse non così pericoloso, ma per un laureato in arti liberali è un passo nella giusta direzione”!
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