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BLACK HEART PROCESSION Amore del Tropico (Touch’n’go/Wide)
Retrofuturock
Autore: Emanuele Salvini
Quartetto di culto da San Diego nato dalle ceneri dei Three Mile Pilot e giunto al quarto album, Black Heart Procession regalano anche in questo episodio della loro tenebrosa carriera un pop noir raffinato e affascinante, arricchito da pianoforti e cori femminili. Le atmosfere misteriose, vagamente à la Nick Cave, circondano una sorta di concept-album costruito intorno ad un’intrigante storia di omicidi e misteri, come in una delle migliori trame di David Lynch. La title-track miscela torbide atmosfere tropicali, quasi latineggianti, ma i colori dei quali è imbevuta sono quelli allucinati già usati dal’ex Birthday Party in alcuni vecchi lavori di metà anni ’90, ambientati nella sordide favelas brasiliane: groove avvincente, l’inconfondibile voce del folle Pall Jenkins a sublimare una vicenda assurda, un finale d’archi stentoreo ed allucinante. “Broken world” ci presenta i migliori Black Heart: passo caracollante, declamazione salmodiante del cantante, liriche apocalittiche da fine dell’amore inteso come fine del mondo (“we’ll never meet again/ in this broken world”). “Why I Stay” è country-folk della miglior specie, West Coast rivisitata tramite l’angoscia cosmica del terzo millennio. “The invitation” prosegue sugli abissi di quel sentiero, avvicinandosi pericolosamente al baratro. La cifra del sound dei B.H.P. risiede in una giustapposizione di generi eterodossi – country e new wave, latino e rock, ecc. -, che tuttavia vengono fusi tramite una alchimia inventata chissà come dai suoi ottimi esecutori (oltre a Jenkins, vi sono Tobias Nathaniel, Joe Plummer, Dmitri Dziensuwski). Dal vivo poi sono ancora più pazzi che su disco: personalmente, li ho potuti ammirare, in un piccolo club di Mestre, in una gelida notte di dicembre di due anni fa, quando iniziarono a suonare verso le 1.30 di un lunedì, orario e giorno del tutto assurdi, scelti per cause di forza maggiore (un imprevisto cambio di location dell’ultimo momento...). A metà concerto Pall accese un bel fuocherello iniziando ad armeggiare con la sua sega... davanti a circa duecento persone ipnotizzate... Non disperino gli amanti dei quattro maudits californiani, perché Jenkins e soci torneranno qui da noi nei primi giorni di dicembre (deve lor piacere il nostro generale inverno...), per dimostrare ancora a tutti il loro infinito “Amore del Tropico”. (www.widerecords.com).
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