Provenienti dalla provincia modenese, i Laura Mars propongono un pop/rock in italiano di chiara matrice Eighties, appena virato di alternative. L’uso della chitarra flangerata, una ricerca di sonorità che ricordano a tratti una branca particolare vecchia new wave “italiana cantata in italiano” che molto ha influenzato e sembra non essere mai passata di moda, lasciano comunque qualche spiraglio di speranza date le buone capacità del gruppo dal punto di vista strettamente tecnico. I due compositori si dividono equamente meriti e demeriti del progetto. La cantante (Laura Rebuttini) ha buone capacità vocali, anche se forse cerca troppo spesso di spingersi in territori che non le appartengono; le timbriche orientaleggianti di sigillo “CPI” utilizzate a profusione richiedono una buona padronanza e un costante esercizio nel rimanere in tonalità sulla parte alta del pentagramma, laddove in diversi pezzi si è invece optato per una discesa di tono e concedere agevolazioni (a tratti il tutto risente di una fastidiosa voglia di strafare). Non sappiamo se ci sia lo zampino di una terza persona nel brano “Movimenti Stanchi”, anche se lo abbiamo sospettato, dal momento che la track in questione s’innalza di una buona spanna rispetto al piattume del resto. Il consiglio: il più è gia stato detto. Per il resto, forse, s’imporrebbe uno svecchiamento del progetto (dal monicker ci aspettavamo un omaggio alla Bowie song o al celeberrimo film con la Dunaway che però non abbiamo trovato), specie sui testi, sempre sul registro cupo adolescenziale, anche se conveniamo che di questi tempi non c’è molto da stare allegri.