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Autore: It Alien
Come si può paragonare Vespertine ai tuoi ultimi album Selma Songs e Homogenic? “Be’, Selma Songs era una colonna sonora, quindi per forza di cose molto diversa. Invece Vespertine e Homogenic sono come gemelli, ma opposti. Homogenic è un album estroverso, aggressivo, che ti mette in discussione, come l’estate o il deserto: bruciante, secco, spietato, inclemente. Mentre Vespertine è il suo contrario: introverso, compassionevole, gentile, felice, quieto, quasi euforico. Homogenic aveva a che fare con il mondo esterno. Vespertine vorrebbe trovare il paradiso sotto il tavolo della cucina. Comunque c’è una certa continuità: All Is Full Of Love, l’ultimo brano di Homogenic, in qualche modo è la prima canzone di Vespertine. Alcune canzon di quest’album ho cominciato a scriverle ancor prima di Selma Songs”. Il tuo ritorno in Islanda ha qualcosa a che vedere con il sentimento più introverso dell’album? “Sì, sicuramente c’entra anche questo. Quello tra il 1999 e il 2000 è stato il primo inverno che ho passato per intero in Islanda. E’ da quando sono un’adolescente che sono sempre in tournée, non fermandomi mai in nessun posto per più di 3 settimane. Questo spiega l’atmosfera nostalgica, i ricordi d’infanzia e l’inverno, quando vuoi startene chiusa in casa con una tazza di cioccolata calda, mentre fuori nevica e la tua migliore amica è venuta a trovarti”. (Il processo di lavorazione del disco) ha funzionato bene? “Da sempre il mio modo di lavorare è molto organico. Con me stessa so essere disciplinata, darmi regole severe, ma per qualche motivo, non ultimo il mio passato da punk, non mi permetterei mai di dire agli altri, specialmente alle persone creative, quello che devono o non devono fare. Ho sempre avuto quest’idea utopica, fin dai tempi in cui, ragazzina, stavo con gruppi come Kukl e Sugarcubes: si può essere lì in 6, fare le tue cose, e tutti sono uguali ed ugualmente creativi. E’ così che nascono quei momenti magici in cui 2 persone percorrono la stessa strada, quando 1 più 1 fa 5. Momenti in cui ti vien voglia di inginocchiarti e dire ‘grazie’, assicurandoti che tutto venga documentato”. Hai voluto produrre l’album da sola. Che effetto ha avuto questa scelta? “Essendo un lavoro così introverso, credo che non ci fossero altri modi per farlo. Sono immune dall’orgoglio megalomane che vuole fare tutto da sé. Il rapporto che hai con te stessa quando scrivi una canzone è stupendo nella sua solitudine. Così quando puoi lavorare con gli altri su altri aspetti scatta il divertimento. Pur essendo molto introversa, sono sempre stata innamorata degli umani. Un sentimento che ha trainato il mio lavoro. Me l’hanno detto in tanti che lavorare con me è stata una delle esperienze di collaborazione più intime della loro vita. Ma in questo caso l’orientamento così rivolto al mio interno escludeva un produttore esterno. Chiunque avessi interpellato avrebbe dovuto rinunciare a gran parte di sé per sintonizzarsi su quello che volevo io, non sarebbe stato onesto: le collaborazioni hanno senso solo se aprono alle sorprese, se attraverso di loro stimoli idee, spunti, soluzioni a cui da sola non avresti mai pensato”. Il titolo provvisorio era Domestika: perché è diventato Vespertine? “Nei 3 anni che ho impiegato a farlo, mentre giravo Dancer In The Dark, il titolo Domestika aiutava a concentrare me stessa e i collaboratori sull’idea dei suoni come provenienti dall’ambiente casalingo. Quando ho sentito il risultato, e verificato che quest’aspetto era presente, ho virato verso un titolo che sottolineasse lo spirito poetico dell’album. Vespertine ha il sapore delle cose che emergono dall’oscurità, dall’inverno, dall’ibernazione, come i rapaci notturni o le stelle o certi fiori che sbocciano di notte. E’ come sognare a occhi aperti, come correre sulla spiaggia. Mi piace anche ‘Vespero’ come parola, la preghiera della sera, come una ninnananna che mormori tra te e te per addormentarti, o per acquietare chi ti sta vicino”. Björk intervistata da Peter Ramsdal (traduzione di Piera Teatini), Max n°8, agosto 2001
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