“Il fatto che dichiariamo di essere una band invisibile (il riferimento è al titolo del loro ultimo album, The Invisible Band, ndr) non significa che vogliamo essere una band fantasma, ma piuttosto che ci teniamo a passare in secondo piano rispetto alla nostra musica…”.
Appartiene al passato la definizione di ‘band schizofrenica’ che rappresentava con le note le eterne conflittualità umane tra istinto e ragione? O l’etichetta di ‘visual band’ per la tendenza ad una forma di espressione cinematica ed impressionistica (si ricordi il brano Slide Show)?
La musica è sempre il linguaggio dell’anima e per tale ragione si nutre di simbolismi inconsci, di esperienze che operano ad un livello subliminale. E’ una catarsi in cui ti dimentichi del tuo ego. Poiché essa è anche altamente evocativa, diventa poi abbastanza facile legarla a delle immagini. Noi siamo alla ricerca della bellezza, non intesa come esercizio meramente estetico ma come purezza di sensazioni. Pensiamo che un’opera d’arte debba vivere di una vita propria autonoma rispetto a quella dell’autore e per questo, ad esempio, amiamo la musica di David Bowie ma detestiamo il culto della sua personalità”.
I Travis intervistati da Lucia Vigliani, Rocker n°5, novembre-dicembre 2001