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GLUECIFER The Basement Apes – Cd Music For Nations/Audioglobe
PolyRock
Autore: Michele Benetello
Quelli (invero pochi) che seguono queste colonne, o che – negli anni – hanno gentilmente donato parte del loro tempo per leggere i fogli da me vergati, saranno arrivati alle conclusioni più ovvie e scontate. Ovvero: a quel tizio il rock non piace. Nulla di più sbagliato. Avessero letto con attenzione sarebbero arrivati ad un semplice assioma: a questo tizio non piace il rock quando usa i santini del passato o i luoghi comuni per abbeverarsi alle sacre finzioni e funzioni del portafoglio pieno e il Jack Daniels vuoto. Il rock…Dio mio. Sarà perché ci siamo frequentati per troppo tempo, sarà perché me ne ha fatte di tutti i colori, sarà perché la passione, quella che ti fa fare i colpi di testa, è scemata tanto tempo fa. O forse solo perché ho ritenuto opportuno non legarmi solo a lui. Troppo volubile, troppo menefreghista e poco incline ad ascoltare i tuoi sacrosanti diritti. Insomma, mi stanno sui santissimi tutte le nuvole di polvere pseudo rock che ho visto girare in quasi 25 anni di onorata carriera (la pensione, per fortuna, sembra ancora lontana. Almeno per me. Su di Lui non ci giurerei). Tutte quelle banalità circensi che del maligno dimenar anche e chitarre hanno sottratto la paraphernalia per fottere adolescenti. A questo tizio il rock vero, quello scevro da inutili campionari di pose del cazzo, piace. Eccome se piace. E non servono capelli lunghi, montagne di distorsori (ma aiutano, certo, in qualche sporadico caso) o grugniti. Ergo, quando mi passa tra le mani del buon rock and roll sanguigno e stradaiolo, mi riconcilio con tutti i chierichetti di cui sopra. Amen. Tutta ‘sta tirata per dire che il nuovo disco dei Gluecifer spacca di brutto. Prima di Hives, Vines (mioddio, tirateli giù dall’Olimpo quei nerd brufolosi, ve ne prego…Ci penserà il giro di boa del tempo, dite? Uhmmm…vero), e International Noise Conspiracy c’erano loro a incendiare i palchi con gli scintillìi delle chitarre e a spegnere gli incendi con copiose colate di sudore. The Basement Apes sforna un ottimo prontuario di gran rock veloce e tirato tra Ramones, Motorhead e MC5. Già dall’iniziale Reversed si ascolta del puro fulmicotone punk pop, e poi…viaaa! 12 cavalcate quali Easy Living (wow!), Brutus (polvere NY e lustrini LA), o Losing End (pronta per le radio FM dalla corteccia cerebrale sviluppata) e Little Man (Metallica? Yes!). Il disco che avrebbero dovuto sputare i Manic Street Preachers invece di rifarsi – album dopo album – ai Genesis e ai Simple Minds. Gluecifer, finchè esisteranno gruppi simili i Lenny Kravitz non invaderanno il pianeta. P.S. Curioso il cameo di Martin Hederos dei Soundtrack Of Our Lives.
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