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BLACK BERRY Sex Blues (9 tracks – xx’ xx”)
Auto(demo)lezioni
I Negrita sono già in pista, e da più di dieci anni, col loro sound mutuato dagli Stones più intrisi di esalazioni paludose, eppure affermano sempre di suonare del rock’n’roll nonostante le frequenti cover blues e i rimandi a personaggi seminali come Robert Johnson. Saremo franchi e brutali: “Sex Blues” equivale a quanto potrebbe macinare una brutta copia del gruppo aretino, sicuramente meno matura, e forse ancor più influenzata dal Ligabue prima maniera (la zona di origine può avere la sua influenza) di quanto non lo siano purtroppo negli ultimi anni Pau & soci. Non aggiungeremo altro, nel senso che ogni complimento non ha ragione d’essere e ogni insulto sarebbe gratuito. Come poter accanirsi su qualcosa che di per sè non ha niente da aggiungere a quanto in Italia è già stato detto (per nostra disgrazia)? I testi ricalcano pari pari gli stilemi da filastrocca del Delta ai quali già da anni ci hanno abituato i Negrita peggiori (“ONE BEM BU…”), un tripudio di “baby I love you” spiattellati alla rinfusa su un booklet zeppo di errori di battitura (quando si decide di dare alle stampe la propria Opera, ci vorrebbe un minimo di accortezza nel seguire il lavoro… A meno che non si sia felici solo di andarsene in giro a dire “ho fatto un disco!”), fra donne in calze nere e ubriacature tristi più consone a un pubbetto della bassa che a un honky tonk bar della Louisiana. Un disco con voglia di rock blues ’70s, che a differenza di quanto riporta il titolo non è né “sexy” e tantomeno “blues” (a meno che per blues non intendiate “Reset” dei Negrita), all’insegna del “famo da soli!”: prodotto dai BlackBerry stessi, registrato al “Sex Blues Studio” (arguiamo casa loro) e uscito per la label di cui sono padroni. Beh, per lo meno non ci sarà nessun A&R di sorta a sbatterli fuori senza tanti complimenti dopo le coie di rito affibbiate agli amici del baretto… Un consiglio: “Sex Blues” sarà preso come esempio per illustrare una situazione che ogni giorno che passa si fa più difficile (e soprattutto triste). Il mercato è saturo di uscite, qualcosa come duecento al mese tra produzioni e autoproduzioni. Ormai registrare un disco è diventato semplice come prodursi nell’artwork dello stesso. Le redazioni sono ingombre fino allo sfinimento di prodotti spesso appena abbozzati. Ma tanto si sa: l’importante è uscire, e sperare che qualche giornalista ne parli per poter andare in giro a dire che il tal XY (spesso conoscente) ne ha scritto un gran bene. Guardiamoci in faccia: ai fini commerciali nessun risultato, ma vuoi mettere la figura con gli amici? E qual è la sorta ingrata del poveretto a cui toccano produzioni simili? Se si tenta di evitare di parlarne, ecco che si viene bollati come presuntuosi. Se, al contrario, si scrive quanto realmente si pensa, si passa per saccenti (“ma chi si crede di essere!!!). Se infine, malauguratamente, poi si dovesse giungere agli estremi millantando di capolavori, si rischia non solo di essere sommersi da ogni fetenzia in circolazione, ma di passare inoltre e inesorabilmente nel contempo per dei falsi assolutamente non credibili agli occhi di colleghi e ascoltatori smaliziati. Siamo qui solo per ascoltare un po’ tutto quello che ci passa tra le mani e dare una nostra opinione. Chi non è d’accordo eviti di mandare materiale autoprodotto o malamente abbozzato in redazione. Non siamo qui per stroncare, ma la nostra deontologia professionale ci impone di dare un’opinione chiara concisa (e soprattutto, ci teniamo a ribadirlo, non retribuita direttamente o indirettamente) e di tanto in tanto qualche consiglio. E quindi: tornate in cantina, continuate a divertirvi, suonate finché potete e vi divertite. Fare un disco non dovrebbe essere un punto di arrivo per una band (cosa che invece ancora molti pensano), ma solo un passaggio per un progetto da sviluppare a trecentosessanta gradi con un gruppo di amici. Info: http://www.blackberry.it - sexblues@infinito.it
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