Rubrica
Questo mese:
Le rubriche di questo mese:
BANG GANGSomething Wrong (Bang, 2003)
Marquee Moon
Autore: Daniele De Liberato
Con un nome così verrebbe subito da pensar male: chissà, magari un malcelato pornomane oppure – nella migliore delle ipotesi - un pesantissimo e terrificante gruppo trash-metal… E invece niente di tutto ciò, perché dietro siffatta ragione sociale si nasconde un elegante e longilineo ragazzone islandese (ma guarda un po’…), all’anagrafe Bardi Johansson: occhiali eccessivi da perfetto nerd e una passione smisurata per lo yoga e le melodie raffinate. Complice una terra magica e suggestiva come forse nessun’altra, che tanto bene ha già fatto a nomi del calibro di Bjork o Sigur Ros, il nostro debutta come “one man band” con dodici piccole perle pop sospese tra malinconie e depressioni autunnali, vocalità (soprattutto femminili) che sanno di trascendentale, un sapiente melting pot di sonorità elettro-acustiche in salsa electro-chill e una sensibilità puramente soul. Splendido il trittico iniziale: ‘Inside’ è vento freddo e gelo percorso da un caldo soffio vitale (la voce di Esther Talia Casey) e pare quasi strappata a forza ai migliori Air; nella successiva ‘Follow’ chitarra acustica, pianoforte e voce disegnano scenari inquieti e tormentati, illuminati da minimali bagliori soft-elettronici; la title-track ‘Something Wrong’ ricalca umori e sentori dei due brani precedenti e apre brillantemente la strada a ‘It’s Alright’, ballata acustica che sintetizza l’eleganza di Gainsbourg con la grande tradizione britannica. A far da contrappeso a tanta “sofferenza” giunge il momento più rock dell’intero album, ‘Find What You Get’, con tanto di chitarra elettrica in bella mostra e organo psichedelico in coda di brano; ma è solo un attimo, perché a ricondurci a un mood più sofferto, ma anche per questo particolarmente dolce, ci pensa la voce di Daniel Agust (ex-leader dei Gus Gus) chiamato a interpretare il quasi-blues di ‘In The Morning’, preludio alla cover di ‘Stop In The Name Of Love’, storico brano delle Supremes di Diana Ross che nella nuova veste pop svetta a tal punto da rappresentare il reale apice dell’intero album, che si conclude sontuosamente con il soave arpeggio di chitarra di ‘Look At The Sun’ a regalare un tiepido raggio di sole. Chissà se a Bardi potrebbe piacere la definizione “caldo gelo”: perché proprio di questo è intriso ‘Something Wrong’, splendido e raro esempio di disco pop in grado di offrire a piene mani spensierata nostalgia.
Articoli della rubrica:


























































