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JOLIE HOLLAND Escondida (Anti 2004)
Green Shadows,White Whale
Autore: Mauro Carassai
Sì, ok. Catalpa (splendida collezione di brani registrati in tempi e modi diversi da cui emerge uno degli sperimentalismi più naive e interessanti sulle forme traditional del suono americano) non era pensato fin dall’inizio come uscita ufficiale. Escondida sì. E allora com’è che quel primo album è in grado di incatenarmi estaticamente ai diffusori per il torpore complice che mi sprigiona dentro e questo nuovo, fiammante e pluriosannato/pluriconsigliato seguito mi lascia il tempo di rimuginare considerazioni su considerazioni? Le considerazioni, intendiamoci, non nascono tutte da eventuali perplessità: la cantautrice texana ha indubbio talento in fatto di scrittura e interpretazione (cose di cui Tom Waits si era ben accorto nominandola per lo Shortlist music prize) e possiede una voce tra le più affascinanti, a metà tra l’incantevole disincanto di Billie Holiday e la gentilezza di Nina Nastasia. Inoltre canzoni come ‘Old Fashion Morphine’ o ‘Do You?’ sono dei veri e propri (diversissimi ma indiscutibili) gioielli di accattivante seduzione mista ad intima malinconia. Gli appunti vanno semmai riferiti a una sorta di presunto allineamento della Holland ai crismi dell’autorialità e della perizia e calibratezza propria del musicista tout court (pensiamo al contenuto tribalismo jazzistico di ‘Mad Tom of Bedlam’ o al piglio così spiccatamente e inequivocabilmente country di brani come ‘Goodbye California’). Ci piaceva immaginarla come paladino femminile di inedite soluzioni rigeneranti del genere folk e quello che invece scorgiamo è una propensione per restare nei binari della tradizione cercando di rimescolare carte già date. Ciò non toglie che Escondida sia uno dei dischi più notevoli di cantautorato americano contemporaneo e che nessuno dei brani (dai rintocchi di xilofono, voce e chitarra acustica di ‘Tiny Idyll’ fino alla pianistica ‘Damn Shame’) vi negherà dolcezza ed emozione con rara generosità. Una overdose di estro un tantino più ‘anarchico’ renderebbe però la sua musica una sensazione davvero totalmente e definitivamente indimenticabile. Ma sì sì…. “chi troppo vuole…”
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