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SEX IN DALLAS Around the War (Kitty-Yo/Wide) MUNK WITH PRINCESS SUPERSTAR AND MC7EVEN Mein Schatz
Ultrasuoni
Autore: Walter Rovere
“Cosa resterà di questi anni ottanta” si chiedeva il buon Raf? Praticamente tutto, come continua ad ascoltarsi in specie grazie al fenomeno dell’electro clash (sempre “di tendenza” finto-nuova, ma che ormai va avanti da anni), nostalgiche trasmissioni tv, improbabili riunioni (Human League, Duran Duran...). I Munk ad esempio (i tedeschi Mathias Modica e Jonas Imbery), creatori della Gomma Records che ha fatto uscire la bella compilation Anti NY che è stata tra quelle che hanno favorito la riscoperta del filone no wave, incidono da diversi anni singoli e album a nome proprio o altro (Leroy Hanghofer, Barriostyle...), anche se il loro primo cd come Munk è stato pubblicato solo adesso. Dei due singoli che l’anno preceduto, Mein Schatzi, realizzato con una cantante di New York (Princess Superstar, ma Concetta è il suo vero nome!) e il rapper MC7even, ha un bel riff che ricorda A Certain Ratio, 23 Skidoo e Gang of Four, più una furba citazione “disco” che è la vera molla del pezzo. Le prime 1000 copies hanno una rivista-poster allegata, intitolata ‘Amore’, di elaborazioni grafiche. Kick Out the Chairs invece, realizzata con James Murphy e Nancy Whang degli LCD Soundsystem, cita Mc5 e si rifà ai PIL, ma decisamente con minore effetto. Sul retro un remix di Tomboy, aka Tomas Barford, che azzecca un perfetto brani acid house (1988) nel mix in proprio She Hit My Head. (www.gomma.de) “L’ultima sensazione del momento”, “i nuovi Daft Punk”, appena formatisi, con il primo album uscito a fine giugno, sono i francesi (trasferitisi a Berlino) Sex in Dallas, che citano come influenze New Order, Pearl Jam e oscuri nomi pop francesi come Alain Chamfort e Michel Berger. Niente sulla distanza dell’album eguaglia il drive micidiale di Everybody Deserves to Be Fucked, anthem electro-clash con chitarre e synth taglienti e arguto testo tongue-in-cheek pubblicato anche in singolo con remix di The Hacker. A differenza dei Munk, qui il riferimento principe non è la post no wave ma l’electro pop anni 80 (ecco i Telex spuntare trionfalmente alla fine nei ritmi e timbri di Clerk Work), anche se in Giorgio si va ancora più indietro inanellando i synth in allusione al Giorgio del titolo. C’è anche forse un po’ di “maniera” berlinese, nelle canzoncine con atmosfere soffuse e malinconiche (graziosa Song of the Beach) che sfruttano l’avvenenza della francesina Adrien. (www.kitty-yo.com)
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