Rubrica
Questo mese:
Le rubriche di questo mese:
GEOFFREY LAURENCE BURTON (in arte John Balance)
Dead to be wild
Autore: GIOVANNI “PENNELLO” MELI
Nasce il 16 febbraio 1962, a Mansfield, in Inghilterra. Immediatamente subisce una prima mutazione, utilizzando già per la scuola elementare il cognome del patrigno: Rushton. E proprio a scuola ha mostrato uno dei suoi talenti. Non era semplicemente distratto come tutti i bambini: faceva viaggi astrali. E’ infatti tra le lezioni di geografia e quelle di educazione fisica che nasce la passione di Geoffrey per l’esoterismo e l’occultismo. Questo vizietto lo porterà a fare la conoscenza dei testi di personaggi stranucci quali Austin Osman Spare (l’inventore della Magia del Caos) ed Aleister Crowley (la sedicente Bestia 666: bono, pure lù!). Le conseguenze sono la formazione del gruppo Zos Kia (mentre altri cantavano “Sarà perché ti amo” lui invocava Behemoth) e l’incontro di personaggi stranucci quali David Tibet e Fritz Haaman, coi quali formerà un gruppetto chiamato 23 Skidoo. Poi Tibet si avvierà solitario ai suoi Current 93, ai quali comunque Geoff collaborerà. Nel frattempo però il mondo era scosso da cupi avvenimenti: i concerti dei Throbbing Gristle. Il futuro John Balance ne rimase travolto e fece presto amicizia con Peter Christopherson. Il risultato di questa amicizia fu una partecipazione (non accreditata) al primo album degli Psychic TV e, soprattutto, la nascita dei Coil. Dall’11 maggio 1983 i Coil hanno appestato il panorama sonoro con una blasfema commistione di musica industriale ed atmosfere gotiche, garantendosi l’ammirazione di molti e gli sputi di altrettanti. Da “Scatology” a “Black Antlers” verranno sfornati dischi a pacchi, tra sperimentazioni, scimmiottaggi di trend e collaborazioni illustri (Gavin Friday, Marc Almond, Foetus), tra colonne sonore (Derek Jarman) e tentativi di colonne sonore (il loro score per “Hellraiser” verrà rifiutato perché troppo ‘da paura’!). Ed in tutto questo tempo Jhohn Balance si è districato con grazia tra depressione, yoga, alcolismo ed esplorazioni rettali, riuscendo a stonare senza vergogna per più di 20 anni. Una caduta accidentale (da sbronzo) se lo porta via da casa sua il 13 novembre 2004. Ed ora occupiamoci di un altro cadavere: non ripeteremo l’errore della cultura ufficiale, che per Krzysztof Kieslowski si dimentica di Lucio Fulci, o che per Aldo Moro si dimentica di Peppino Impastato.
Articoli della rubrica:




















































