Rubrica
Questo mese:
Le rubriche di questo mese:
- Afrozone
- BEAT CLUB
- Bleeps
- COPERTINA
- Dead to be wild
- Gold Sounds
- Green Shadows,White Whale
- Grigliata mista
- In Fuzz We Trust
- Jammai(ca)
- Kaos
- L'intransigente
- Marquee Moon
- MILLIE SMALL
- Musicgossip.it
- Nooz
- Not for intellectuals
- Rasta Snob Reggae Time
- Rubber Ring
- Sexually Confused
- Teneteli d'occhio
- THE VANISHING POINT
- Ultrasuoni
- Ultrasuoni Events
- Ultravisioni
- Ultravisioni Events
- Vinile
INTERVISTA A DJ MEO
Afrozone
Autore: Francesco Rossetti
La rubrica Afrozone, finestra sul panorama afro di Music Club, questo mese è dedicata a Daniele Mei, più conosciuto da tutti come Dj Meo. Meo è da tutti considerato tra i più importanti dj europei del mondo afro, mondo che per anni è stato un fenomeno di nicchia, ma che ultimamente sta prendendosi notevoli rivincite. La musica etnica, in continuo fermento, sta invadendo pian piano quasi tutte le regioni del Centro e Nord Italia, gran parte dei locali “alternativi” dedicano una serata a questo stile per troppo tempo bistrattato. L’afro music, non è un genere ben definito, è semplicemente una creazione di pochi djs, tra questi un posto di rilievo lo ha dj Meo. Meo è senza dubbio un personaggio carismatico, una personalità difficile da incontrare. Un vero artista, geniale, disponibile e sensibile come pochi e con un rapporto veramente particolare con la musica. Lo incontriamo, in un momento di relax, al ritorno da un suo dj-set. Ciao Meo, mettiti comodo, ti ruberemo un po’ di tempo. Se vuoi puoi anche accenderti una sigaretta, qui si può fumare… In che anno hai messo il primo disco? Cosa ci dici dei tuoi esordi? Come ti sei avvicinato alla musica? Meo) CIAO….mi sono avvicinato alla musica grazie ad un mio amico di nome Andrea. Mi faceva ascoltate RADIO LUXEMBURG (era una radio che trasmetteva negli anni 70), grazie a lui e alla radio, a 13-14 anni conoscevo molti gruppi di rock, jazz, soul…. inoltre in quel periodo frequentavo il liceo artistico di Bologna, era ricco di energia musicale, suonavo in un gruppo e frequentavo musicisti. Il primo disco l’ho messo in una radio libera RADIO ETERE, era il 1976. Come tutti, anche tu avrai avuto dei maestri… Meo) I miei maestri sono stati BOB & TOM della BAIA DEGLI ANGELI, MIKY del CIAK di BOLOGNA, D.BALDELLI, MOZART, RUBENS… persone uniche e geniali. Che stile di musica suonavi? Meo) Ho iniziato con la musica soul, da lì sono passato alla disco, al funky, infine ho mescolato un po’ il tutto aggiungendo reggae, elettronica, etnica, tutto questo ha dato vita alla musica AFRO. Si narra che, in altri tempi, spesso hai diviso la consolle con un ragazzo che poi ne ha fatta di strada… in un altro campo. Il tipo in questione è un certo Vasco Rossi. Meo) Scriverlo adesso fa’ un po’ ridere, se chi legge è un ragazzino ride, non può immaginare che il grande Vasco Rossi era un dj. In quel periodo lo conoscevo, lavorava a PUNTO RADIO, andavo spesso alle feste delle radio, il VASCO metteva i dischi e faceva mini concerti con la chitarra, come cantante non era male, come dj era pessimo…insieme a lui c’erano un giovanissimo MASSIMO RIVA e un tale di nome GAETANO CURRERI, quest’ultimo suonava le tastiere in un gruppo di nome SONI e LE 5 LIRE, poi è diventato il leader degli STADIO… ho visto molti personaggi nascere e diventare FAMOSISSIMI…sono vecchio!!!eh!eh! Locali come Les Cigales (primo locale “cult” in cui Meo è stato dj resident), il Chicago hanno influenzato intere generazioni. Hanno avvicinato gente al mondo della notte, che attualmente è definito in crisi. Tu che hai vissuto la nascita e lo sviluppo delle discoteche in Italia, che differenze hai notato? Oggi nelle serate c’è lo stesso entusiasmo che c’era allora?? Meo) Sinceramente non so cosa rispondere… Io e i djs afro in generale, siamo sempre stati in un mondo nostro fatto di locali musica e pubblico diverso rispetto alle altre discoteche. Sicuramente è finito il periodo delle “VACCHE GRASSE”, alla fine degli anni ottanta con l’arrivo dell’house molti djs hanno trovato uno spazio che prima non avevano, insieme a loro sono nati i vocalist, pr e altre figure che si sono guadagnate uno spazio all’interno dei locali, praticamente una vetrina fatta più di immagine che di contenuto… Ora il giocattolo si è rotto, le cause possono essere tante, ora non sto ad elencarle, ma credo che al momento la QUALITA’ è premiata. Non basta più un vocalist che pompa la gente più belle ragazze che mostrano le loro bellezze su un cubo, fortunatamente nei locali dove lavoro non c’è bisogno di questi supporti, il dj e soprattutto la musica bastano, come una volta bastava sentire Mozart e Rubens nelle loro performance musicali per creare una perfetta simbiosi con il pubblico…diciamo che siamo tornati all’anno zero. Nel tempo anche la musica è cambiata, o meglio, si è evoluta… Meo) La musica è in continuo cambiamento, anche se nel caso della musica che propongo, di base resta il discorso etnico… Anni fa suonavo il raggamuffin o la musica indiana, brasiliana ecc… esattamente come adesso, sono cambiati i suoni e i tempi, l’origine è la stessa. Quali artisti hanno influenzato il tuo stile. I dischi e gli artisti che ti hanno cambiato la vita?? Meo) Domanda da un milione di dollari (o euro). A 13 anni ascoltavo il jazz, il rock progressivo, l’elettronica tedesca, la soul music, le canzonette e tutto quello che di sperimentale nasceva, tutto questo è stato fondamentale per me, tutto questo mi ha portato a sperimentare con alla base delle solide fondamenta…ah!ah!.. Sarò gasato? A parte gli scherzi, quello che dico è vero, in tutte le professioni, conta la formazione che hai avuto, io sono cresciuto con pane e musica. Nel 1982, affianchi Dj Pery, alla conduzione della consolle del Melody Mecca di Rimini. La crescita (e poi il successo) del locale romagnolo, vero punto di riferimento della musica etnica italiana negli anni 80 e 90, è parallela a quella di Meo. Quasi venti anni, una vita. Cos’era la Mecca?? Meo) La Mecca era un tempio, era il punto di incontro di migliaia di persone che arrivavano da tutta Italia… Non ridete, ma era un luogo di pellegrinaggio, il CULTO, la sua forza era il nome, la posizione geografica, LA MUSICA. Spesso capita di sentire la solita frase fatta “L’afro non è più quella di una volta”. Alcuni, senza dubbio una netta minoranza, hanno apprezzato meno lo sviluppo degli ultimi anni della musica afro. Molti altri, al contrario, gradiscono meno, le cosiddette serate “remember” (speciali dj-set di musica degli anni precedenti, praticamente un “the best of”). Come giudichi questa spaccatura? Meo) Non ci faccio caso più di tanto, è una frase che sento da quando metto i dischi, molte persone si fermano al ricordo della musica e della situazione che hanno vissuto. Sono stati momenti forti e pieni di emozioni, il problema è che la vita, nel bene o nel male va avanti, tutto cambia, vivere di ricordi non ti fa crescere. Molti amano il REMEMBER perché hanno in mente un film della propria vita che non esiste più, quello che ho fatto ieri mi serve solo per fare tesoro dell’esperienza che ho vissuto, tutto cambia, tutto è in movimento, perché fermarsi?? Un paio di volte all’anno mi capita di partecipare a feste dove vengono ricordate storie e musiche di 20 anni fa, mi fa effetto vedere quelli che erano giovani spensierati, ora signori di mezza età con i capelli bianchi e pancetta (tipo me) ricordare tempi passati, preferisco stare in mezzo ai ragazzi di adesso che hanno energia tipica dell’età che stanno vivendo, loro mi trasmettono emozioni e io le rimando a loro facendo tesoro di quello che ho vissuto. La musica afro, non ha una definizione ben precisa. Afro viene da africano, ma spesso del continente nero ha ben poco. La tua definizione di afro. Meo) Afro per me è ritmo, melodia, sperimentazione. Sei apprezzatissimo anche come produttore. Molte tue produzioni, alcune uscite sotto lo pseudonimo “Global Village”, sono tra i dischi afro più venduti in assoluto. Forse il tuo brano che il popolo afro ha accolto con maggiore entusiasmo è un pezzo che non è afro al 100%… Il Buliron. Com’è nato? Meo) La storia del BULIRON è legata a un momento particolare della mia vita, dopo un anno BUIO dovuto alla separazione da mia moglie, stavo rimettendo la mia vita a posto, era estate, frequentavo lo staff di MATCH MUSIC, a quei tempi era un programma televisivo dedicato alle discoteche. Il programma veniva registrato in una spiaggia libera di Riccione, gli artisti che conoscevo ospiti del programma mi dicevano che ero per loro un mito, che ascoltavano la mia musica, che la Mecca era un locale che tutti avevano frequentato, mi facevano sentire importante, il mio lavoro aveva lasciato un segno. Questo per me fu una iniezione di fiducia e ottimismo, amavo di nuovo la città che mi aveva adottato RIMINI. Decisi di fare un album doppio dedicato alla riviera, doveva contenere tutto quello che la città offriva in quel periodo, registrai il tutto in pochi giorni, il disco conteneva un pezzo house, 2 drum e bass, 3 di musica afro e “il buliron”, non c’erano stacchi fra una canzone e l’altra il tutto era legato da effetti di traffico, sale giochi, vu’ compra, onde del mare, turisti. Quando presentai il lavoro alla casa discografica, il mio produttore tagliò via il 50% del lavoro fatto, era improponibile per lui, ero un dj AFRO, cosa c’entravano i pezzi al di fuori del mio genere?? E soprattutto, che cos’era quel pezzo strano cantato in dialetto romagnolo?? Accettai di eliminare alcuni pezzi, ma per il BULIRON lottai perché venisse incluso in NIGHT IN RIVIERA. La canzone era il frutto di una collaborazione fra me e STEFANO WORD un rapper bravissimo di Rimini famoso per il suo free style in dialetto romagnolo, lo invitai una sera alla Mecca, gli dissi che la canzone doveva parlare di certe storie, il giorno dopo andammo in studio, era una domenica d’estate, in 2 ore era nato il BULIRON. All’inizio non lo suonai, lo misi solo nelle cassette, fu la promozione migliore, dopo qualche mese divento il pezzo AFRO più conosciuto, il testamento della Mecca. Ancora oggi è la canzone che viene tramandata da una generazione all’altra, UN BEL REGALO CHE HO LASCIATO A QUEL LOCALE. La tua produzione preferita? Meo) Sicuramente il mio primo disco “FINE CORSA”, una scommessa vinta con tanta gente che non credeva in quel progetto. E’ stato in classifica persino negli USA, quest’anno festeggerò il suo ventesimo compleanno. Le tue produzioni sono sempre ricche di spunti originali e innovativi, sei un dj/producer in continuo movimento, hai qualche novità in cantiere? Quale sarà il sound del 2005? Meo) Non ho grandi novità per il 2005, la musica che proporrò nei locali sarà sempre un mix di tutti i generi che rientrano nell’ambiente afro. In realtà ho in mente 2 grandi progetti, ma sono al di fuori delle discoteche, ne riparleremo al momento giusto. Porti la tua musica praticamente in tutta l’Europa Centrale, Austria, Germania e Italia. L’afro music è da sempre “ponte d’unione” tra tutti, tra tutti gli stili, tra tutte le razze. Ma il calore che il pubblico trasmette è uguale ovunque? Meo) Il pubblico mi accoglie sempre bene, ma al JAMAE’ il locale dove lavoro il sabato sera è tutta un’altra cosa, è una festa fatta di musica , “balletti”, smorfie in collaborazione con il pubblico, è difficile da spiegare, venite al Jamae per rendervi conto. E’ bello vedere in mezzo alla pista ragazzi con la maglietta “CURVA MEO” ridere, ballare e imitare ogni mio movimento. L’afroraduno è, per definizione, una serata con molteplici djs. E tu di afroraduni ne hai fatti migliaia. Perciò spesso ti sei trovato a lavorare con svariati djs. Trovi sempre professionali i tuoi colleghi?? Meo) Quando partecipo agli afroraduni, non ho problemi, mi ritrovo a suonare con professionisti, il problema si pone in certi locali dove mi ritrovo a lavorare con dei personaggi che, non solo usano quasi tutta la mia musica, ma fanno anche i fenomeni, sono pseudoDJ che non hanno rispetto, vogliono superarti usando scorciatoie, NON HANNO FUTURO. Con dj Pery, formi una coppia fantastica da anni. Ma spesso si sente parlare di discordie tra vari djs. Forse ciò non avviene nel mondo dell’afro, dopotutto con molti vi conoscete da una vita. Che rapporto hai con i tuoi colleghi? Meo) Lavoro con PERY da più di vent’anni, lo stesso con MAURO (DJ EBREO) e FABRIZIO FATTORI, la rivalità se è sana, diventa una cosa costruttiva per la tua professione, ti spinge a far meglio del tuo collega, l’invidia fra noi non esiste, l’invidia ce l’ha l’insicuro, che non riesce a crescere, che arriva sempre dopo. Reperire musica afro, non è facile. La tua e la musica di pochi altri djs non si trova in qualsiasi negozio di dischi. Come trovi i brani per i tuoi dj-set? Meo) Non è difficile reperire musica afro, se hai una buona formazione musicale e hai tempo di ascoltare tutto quello che esce, rimedi tutte le canzoni che vuoi. Quelli che faticano a trovare la musica, sono gli stessi che propongono le tue cose. Sei il dj resident del Jamaè di Ancona (sabato – stagione invernale), del Mamamia di Senigallia (sabato – estate) e del Velvet di Rimini (venerdì). Tutti locali top e capaci di contenere migliaia di persone. Ogni week-end fai ballare migliaia di persone. Eppure la musica afro è snobbata da tutti i media. Tutti parlano del successo delle compilation del Buddha Bar di Parigi, ma in pochi sanno che da anni voi proponete più o meno la stessa musica. Secondo te perché? Meo) Un mio caro amico dj DINO ANGIOLETTI dei PASTA BOYS tempo fa chiaccherando con LITTLE Louie Vega (uno dei dj più famosi e pagati del mondo) si è sentito dire da quest’ultimo che il sound del momento era la musica afro, tipo Fela Kuti… In quel momento DINO ha tirato fuori un cd, lo ha fatto sentire al fenomeno del momento e la risposta è stata: “CHE C’E’ DI STRANO, E’ LA MUSICA CHE STO PROPONENDO NEI MIEI DJ SET”….era un cd del DJ EBREO di 20 anni prima. Se non avessi fatto il dj, cosa ti sarebbe piaciuto fare? Meo) Sicuramente il ginecologo… djs e ginecologi lavorano dove gli altri si divertono… A parte gli scherzi, sono un architetto mancato, avrei fatto quella professione. Passi le tue giornate davanti ad un monitor. Molto tempo lo dedichi alla musica. Molto altro alla Playstation. E’ vero che sei un gran giocatore? Meo) E’ vero, passo tanto tempo a giocare in live con l’xbox, ho tanti amici on-line, insieme passiamo intere ore a sfidare gente di tutto mondo… Bella Meo, ci si vede a una tua serata, alla prossima.
Articoli della rubrica:


















































