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…And don't forget the songs that made you cry and the songs that saved your life
Rubber Ring
Autore: Manuela Bua
La prima conferenza sulla Musica Componibile presenta Pròffiti Now, il nuovo disco dei Mariposa: arrangiamenti densi e talvolta strabordanti, la cui erudita ridondanza esplode in citazioni ed arzigogoli. Il tutto risponde, egregiamente, alla natura dei testi dei Mariposa, così come siamo stati abituati ad apprezzarli: quell’immaginario sognante, abitato da oggetti vivi, che al contrario di molte persone, abbacinate dalla malvagità dell’agire, raccontano storie solo apparentemente sconnesse. In Pròffiti Now, oggetti e “movimenti” sono ancora più riconoscibili e legati agli eventi della società “altra”, la nostra, questa specie di palude infestata dalle zanzare. Tra questi, il pretzel, il biscotto che in prima persona racconta di aver tentato di strozzare il presidente più potente, il campanile trevigiano come massimo poetico esempio di distanza, il partito “Forza Musica”. Insomma, alla fine, nell’universo Mariposa sono proprio gli ultimi a trionfare: gli ombrelli dimenticati chissà dove, il borsello ritrovato, i devianti che abitano il manicomio, il protagonista di una canzone, a cui hanno sbagliato il resto al casello. Tutto questo a suon di musica, una musica fatta di attacchi semplici e ritmati come filastrocche, per la nostra gioia di bambinoni rapiti dalla ripetizione, che si sviluppa rigogliosa come una piantina spontanea e sottilmente infestante. E allora, W la Musica Componibile! E se non fosse ben chiaro di che cosa si tratta, ecco le precisazioni della band, in risposta ai miei quesiti. - Ma insomma, cos’è questa Musica Componibile? Lo so, questa volta sono io a chiedervelo, visto che nel vostro disco sono molti vostri amici a tentare di dare una risposta al quesito. E poi, la Musica Componibile possono farla tutti o solo i Mariposa? La musica componibile è solo un pretesto. E’ un pretesto se non altro per parlar di musica: in Pròffiti Now! è stata il pretesto per inserire le chiacchiere che si fanno attorno alla musica all’interno della musica stessa, in un disco che contenesse dentro di se la sua stessa stroncatura o recensione, delusione o entusiasmo. La musica componibile, poi, è sempre esistita. Anche perché tutta la musica “si compone” e non “si autogenera”! Si parla di componibilità all’interno del rock quando, ad esempio, si vuole puntare l’accento più su un’architettura compositiva della canzone che sulla pedissequa tirannia del riff di chitarra. Ma si parla di componibilità anche quando il riff di cui sopra viene utilizzato in maniera consapevole o strutturale. E’ componibile l’uso della citazione come ingranaggio musicale. E’ componibile pensare alla musica più nel senso di forma e struttura che nel solo senso di emozione, sensazione. Il musicista componibile “doc” ha una marcata attitudine anarchica che mal si concilia con l’istituzionalizzazione del rock moderno. Il rock è morto, il disco è morto e Dio è morto. Una carneficina culturale. “Ma che colpa abbiamo noi?” (cit. Shapiro) La musica componibile la può fare chiunque come l’hanno fatta prima di noi, Satie, Zappa, gli Os Mutantes…. - L’”operazione” Pròffiti Now, intesa come opera del gruppo, arricchita dalle voci di amici ed ospiti, non potrebbe, secondo voi, venire fraintesa ed essere considerata autoreferenziale e troppo fine a se stessa? Potrebbe esserlo se i vari ospiti parlassero esclusivamente dei Mariposa. Ma nel disco si parla degli anni ’70, di politica, di ironia e di nonsense, di cucina, dell’Ikea, di cinema, della diatriba punk-progressive e quant’altro. Che poi questi siano argomenti correlabili alla nostra musica è puramente casuale. L’idea delle interviste è nata per dare un’interpretazione alla questione degli ospiti nei dischi: volevamo avere dei musicisti ospiti all’interno del disco, ma non li volevamo far suonare. Allora, come in un “Essere John Malkovich” musicale, gli abbiamo chiesto di interpretare se stessi: e li abbiamo fatti parlare. Le interviste sono state un po’ come una seduta psicanalitica: soltanto che sul lettino abbiamo fatto stendere il dottore. - Musicalmente, i pezzi dei Mariposa sembrano spesso una sorta di divagazione a partire da modelli codificati, come ritmi tradizionali, marcette e ninne nanne su cui si innestano deliri di psichedelia, chitarre rock e fiati dissonanti. Volete parlarmi di questo aspetto? Come nasce questo connubio di tradizione, old fashion e sperimentalismo? Tutto ciò che viene messo all’interno di un brano Mariposa proviene sia dai nostri vari background personali sia dal nostro trovarobato, quel luogo nel quale le varie idiosincrasie, i vari idiomi e i vari nostri linguaggi e tic diventano terreno comune. Se poi tutto questo materiale viene mescolato con consapevolezza e con uso adeguato di “componibilità”, quello che ne viene fuori dovrebbe risultare organico ed equilibrato, lontano dal “patchwork” fine a se stesso e lontano dall’uso citazionista dei generi musicali. Quello che hanno prodotto certi gruppi o singoli musicisti fra la fine degli anni ’60 e la metà dei ’70 ci piace molto. Ma ci piace anche far germinare all’interno di un brano strutture free libere e non-tonali come molto jazz ha fatto a partire dagli anni ’60 in poi. Ci piacciono le atmosfere ipnotiche e sospese di certa psichedelica o di certo minimalismo. Ci piacciono le musiche per l’infanzia, tanto che il nostro prossimo album sarà un disco per bambini. - Infine, il vostro disco è confezionato con la carta fluorescente dei manifesti delle vendite promozionali. Pensate che certe prepotenti forme di comunicazione siano le uniche rimaste a catalizzare l’attenzione dell’uomo della strada? Pensate che certe forme estreme di marketing stiano facendosi strada anche nella contemporanea industria musicale? In realtà il nostro sogno sarebbe stato quello di allegare “Pròffiti Now!” ad una confezione di Cynar, ma non ci è stato possibile. Nell’attesa abbiamo pensato di fare: - un disco “audioducumentario” perchè ci piace molto la forma del radiodramma e vorremmo rilanciarla nonostante il suono così retrò della parola; - un disco “doppio” sia perché fare un disco doppio oggi è un suicidio commerciale (e a noi piacciono le situazioni limite), sia perché ci piaceva l’idea, in omaggio alle odierne leggi di marketing, che “un disco lo compri e l’altro è in regalo!”; - un disco “fluorescente” perché “Pròffiti Now!” è un disco manifesto e dei manifesti ne utilizza la carta (in quattro comodi colori giallo, arancio, verde e ciclamino) e soprattutto perché la sua costola luminosa spicca nelle collezioni di dischi e nei negozi.
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