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Miracolo al Live 8: i Pink Floyd resuscitano!
Musicgossip.it
Autore: Eva Evi
All’inizio la notizia era circolata sui siti dei fan di mezzo mondo, per essere prontamente smentita e poi di nuovo ripresa. Troppo incredibile per essere vera, troppo bella per realizzarsi, ripetevano persino i più ottimisti. Lo scetticismo era generale, e non poteva essere altrimenti. I due principali contendenti, David Gilmour e Roger Waters erano entrambi impegnati nella registrazione dei loro lavori solisti, mentre il buon Nick Mason (unico ad essere stato presente alla registrazione di tutti i dischi nel corso della leggendaria storia del gruppo) aveva una parola buona e una frase di speranza per tutti. Il laconico Richard Wright faceva dire alla sua segretaria di non avere nulla da dicharare. Inoltre, a pochi giorni dall’ipotetico evento correva voce che ancora non era stata fatta nessuna prova. A pochi giorni dal Live 8, però, il colpo di scena: il figliol prodigo Waters, pregato in ginocchio da Bob Geldof (diventato famoso come protagonista nel film tratto da The Wall) accetta! Se il rancoroso Waters andava in cerca di pubblicità, beh, c’è riuscito ampiamente. Ricordiamolo: sono trascorsi ben ventidue anni dalla registrazione dell’ultimo disco dei quattro tutti insieme. Milioni di fan in tutto il mondo (tra cui Bill Gates che gongolava di felicità) stentavano a credere ai loro occhi, ma soprattutto alle loro orecchie, quando - un attimo di attenzione, signori e signore - sul palco dell’Hyde Park di Londra i quattro e non più tre Pink Floyd hanno iniziato a suonare “Breathe”. Chi, come mio zio Alfio, ha trascorso decenni sperando di vedere la band che ha venduto più dischi nel mondo dopo i Beatles, e che dopo 32 anni ha “The Dark side of the Moon” ancora in classifica negli USA finalmente riunita, ha avuto un inizio di infarto dalla commozione. La povera zia Pina ha dovuto chiamare il pronto soccorso dalla paura, tanto era diventato paonazzo! Altri tre pezzi storici oltre a quello d’apertura si sono succeduti per la gioia dei fedeli oramai in lacrime: Time, Wish You Were Here e Confortably Numb per quindici minuti da far accapponar la pelle. La telecamera ha inquadrato soprattutto Gilmour, impeccabile, magnetico, perfetto, bellissimo, e Waters, apparso un po’ più goffo e a disagio sebbene, come al solito, smanioso di protagonismo. I quattro si erano separati dopo “The Final Cut”, album con cui Waters aveva imposto agli altri tre la sua personale linea creativa. Era iniziata da allora una penosa battaglia legale per l’uso del nome (che aveva visto Gilmour, Mason e Wright vincere) e c’erano stati svariati tentativi di riunificazione, ma nemmeno in occasione della caduta del muro di Berlino ci si era riusciti. C’è da dire che alla fine Waters si è dimostrato un gran signore, richiamando gli altri tre al termine dell’esibizione, concedendo ai fan e ai fotografi un abbraccio finalmente tutti insieme. Dopo il concerto il più loquace è stato il batterista Mason, forse perché sta promuovendo il suo libro “Inside Out” in cui racconta le sue memorie personali all’interno del gruppo. “All’inizio eravamo emozionati come quando abbiamo suonato la prima volta, poi il feeling tra noi quattro è ritornato quello dei vecchi tempi” – ha dichiarato. A un giornalista israeliano che gli chiesto se i Pink Floyd suoneranno di nuovo insieme, ha risposto che “potrebbero farlo se Israele e la Palestina dichiarassero fine alle ostilità”. Cosa purtoppo molto difficile, al momento. Due parole sul tastierista, il fantomatico Richard Wright. Non è stato mai ripreso dalla regia durante l’esibizione, se non per una frazione di secondo, di spalle. Chissà perché? Eppure, ricordiamolo, è l’autore di pezzi come “Sysyphus” in Ummagumma e “Summer ‘68” in Atom Hearth Mother! A questo punto ci si può chiedere se, miracolo per miracolo, non ci sia la possibilità di rivedere riunito un giorno anche Syd Barrett, il genio che firmò i primi due album del gruppo per poi impazzire –si dice- a causa dell’abuso di LSD. Sembra che viva da solo in una casa nella campagna inglese senza voler vedere nessuno e che ultimamente sia stato ricoverato in una clinica a causa del diabete. A proposito: Johnny Depp, durante la conferenza stampa di presentazione del suo nuovo film che uscirà il 15 luglio prossimo, ha dichiarato che il suo sogno sarebbe interpretare proprio Syd Barrett in un film autobiografico. L’attore è infatti un appassionato di musica e suona il basso in una rock band. Per quanto riguarda Roger Waters, sembra che, finalmente, sia in dirittura d’arrivo il suo nuovo lavoro, nientepopodimeno che un’opera lirica intitolata Ca Ira, alla quale lavora da ben quindici anni. Il 4 luglio, cioè il lunedì successivo al concerto, i Pink Floyd sono stati gli artisti che, fra tutti quelli presenti, hanno visto il maggior aumento di vendite dei propri dischi. Ad esempio, la raccolta “Echoes” ha avuto un incremento del 1343% (milletrecentoquarantatré per cento)!!! Gilmour ha prontamente dichiarato, per evitare qualsiasi speculazione, che i soldi derivanti dall’impennata di vendite andranno, giustamente, a favore della causa africana. Qualche nota a margine. Probabilmente il Live 8 non è riuscito a sensibilizzare quegli otto, potentissimi signori che si sono riuniti in Scozia per decidere sui destini dell’umanità in generale e sulla cancellazione del debito ai paesi africani in particolare. Di sicuro, l’evento è stato straordinario, unico e memorabile, con la partecipazione di quasi tutti i più famosi musicisti viventi. Ci sono stati artisti che si sono esibiti in due o tre città sobbarcandosi ore di volo o di treno (come Zucchero e Francesco De Gregori). Quello che in Italia molti continuano a reputare, non si capisce per quale motivo, come la rockstar numero uno, un tale di nome Vasco e di cognome Rossi, ha preferito fare gli interessi solo del suo portafoglio e tenere il suo concertino in Ancona, rifiutando persino una canzonetta in diretta video. C’è proprio da rimanere rossi, sì, ma di vergogna.
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