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Diaframma Passato presente (Self 2005)
DIG IT YOURSELF...
Autore: Luca Confusione
Uhm uhm uhm... i Diaframma, anzi, il nuovo album dei Diaframma, uno dei gruppi che ho volutamente ignorato, per anni, senza difficoltà. Ora, arrivato a questo punto, sono chiamato alla resa dei conti. Messo alle strette dal presente cd ho ripreso interviste e recensioni dei precedenti lavori del gruppo, insomma la solita trafila del recensore che si documenta a cui non sono aduso, ed ho scoperto... ho scoperto che in fondo Fiumani non mi sta antipatico. In fondo è uno dei pochi coerenti, uno dei pochi che pensa di dire qualcosa su se, o comunque qualcosa in generale... su le cose? Fiumani è rimasto semplicemente indipendente, semplicemente individualista, semplicemente poco diverso da quando ha iniziato (i diaframma erano una cover band dei Joy Division... ma diciamo che è una cosa che appartiene al passato... uguale come persona? ok, meglio!). E sembra anche avere un pubblico di aficionados grazie al quale i suoi concerti continuano ad essere affollati, ed i dischi dei Diaframma venduti. Beh, trovo questo un buon risultato, molto poco italiano. Il seguito di culto per un gruppo altrimenti poco vendibile all’estero, se non parliamo di stronzate mainstream, è inequivocabilmente english, quindi... parliamo di cose serie, dell’elemento scatenante il fenomeno sociale, la musica. Mettiamo in chiaro che i pezzi originali sono quattro, mentre per il resto dei brani si tratta di ri-proposizioni eo alternate version (a dire la verità non sono riuscito a reperire informazioni dettagliatissime, quindi non so se in tutti i casi si tratti di registrazioni inedite). Trovo molto bella “Labbra blu”, tributo di Cristina Donà al gruppo, vagamente dark wave e con elettronica sopra le righe “Effetto notte”, frutto della collaborazione con Max Casacci (Subsonica che potevamo risparmiarceli), un po’ troppo discoelectro “Siberia” di Madasky. Diciamo che avrei lasciato solo la prima rilettura, io. Ma il resto dell’album non è i primi tre pezzi, dopo inizia il lavoro di Fiumani. Siamo sull’indie rock intimista, chitarre fra chorus e distorsioni, voce fra il declamatorio e il cantato (anche se a tratti alcune soluzioni troppo convenzionali mi fanno aggrottare la fronte in modo innaturale... Vasco, Ligabue? No dio, ti prego no), classica sezione ritmica rock, ogni tanto un trilletto elettronico. Perché mi stupisco? La wave (italiana) di una volta è il rock (??) di oggi, di che mi stupisco ripeto? Però, no, andando avanti, non posso negare che ci sia qualcosa di più... ho sbagliato... sentite “New Wave” , uno dei pezzi nuovi (paradossale che lo sia... ma è così!). Ecco m’ha fregato. Ok ok... mi diverte e mi fa cambiare atteggiamento questa epigrafe in musica per la new wave. In fondo il giudizio è positivo. Niente orticaria, niente voglia di uscire e tirar sotto gente con la macchina... canzoni d’amore... un velo old style, che ok, mi fa ancora effetto (dovrei finirla co ‘sta cazzo di nostalgia)... e un personaggio che ho scoperto essere il contrario dell’opinione (superficiale) che mi ero fatto. Ho espiato no? No? Ok domani mi cerco Siberia va bene? Oh!
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