Rubrica
Questo mese:
Le rubriche di questo mese:
- Dead to be wild
- DIG IT YOURSELF...
- ENTERTAINING MISS SLOANE
- Gold Sounds
- Green Shadows,White Whale
- Grigliata mista
- Jammai(ca)
- Kaos
- LE RICETTE DI ARLESIANA
- Marquee Moon
- MUSICAL MONSTER
- Musicgossip.it
- Nooz
- Rasta Snob Reggae Time
- REGGAE STUFF YARD
- Rubber Ring
- Sexually Confused
- STOMPIN' WEIRD
- THE VANISHING POINT
- Ultravisioni Events
- UNDER PRESSURE
Franz Ferdinand You Could Have It So Much Better
ENTERTAINING MISS SLOANE
Autore: Mauro Carassai
Qual è la magica e sublime alchimia per cui i figuri in questione finiscono per cortocircuitare nell’eccitatissimo ciclo di commenti: “ wow…fighi…frizzanti… fan…tasmagorici… fa… ceti… fan... …fan… c***!” (piuttosto che nel “fan…tastici”?) Misteri del pop. Autori di un omonimo disco d’esordio di cui si ricordano pochi episodi davvero memorabili (anche se, preso nel suo complesso, scorreva giù come aranciata in un giorno d’estate), i quattro scozzesi erano in attesa, per questo secondo album, di definitiva beatificazione dal tribunale del guitar pop elettrico. Come al solito, questa non è tardata ad arrivare, anche perché, un po’ come la tv, dischi come questo ci mostrano ogni giorno ciò che siamo. Siamo bambinoni perduti tra un mod revival da “Specials per sentito dire” e un pop punk che non sappiamo da dove venga (vedi l’opening act di “The Fallen”), siamo giovinastri clubbaioli che si accontentano dei ritaglietti di lucidità compositiva tra una wodkalemon e l’altro (vedi le godibilissme strofe di “What You Meant” smentite da ritornello virtualmente inesistente), siamo dei nostalgiconi per i favolosi anni sessanta che avremmo voluto vivere al posto dei nostri genitori (“Eleanor Put Your Boots On” è tanto sfacciatamente Beatles-iana quanto debolmente Libertines-iana) e , last but not least, siamo dei gigioni massacra-decenni (settanta o ottanta per “I’m Your Villain”?). Certo, è dura tirar fuori qualcosa di buono in un ambito in cui si è già detto di tutto e di più, e forse è per questo che anche l’agrodolce “Walk Away” non colpisce nel segno e la pur buona “Evil and a Heathen” induce a chiederci se per soddisfare la nostra ipotetica adrenalinica voglia di ballo cercheremmo mai di andare a snidarla nei resti di un cadavere. Inutile rimarcare perfino l’assoluta inutilità della title track con tanto di cantato para-Devo e della deprimente “balladona” a seguire (ma d’altronde, glie lo vogliamo dare un momento per baciare le ragazze ai nostri fans?)… tanto i sorrisi che fanno accendere albums come questo durano sempre meno oggigiorno. E, pur riconoscendo tutto il potenziale di leggiadria pop a siffatte pubblicazioni (mi sono ritrovato in più di un’occasione perfino a canticchiare) lascio tranquillamente a qualcun altro - forse a un mio olografico avatar teenager – il compito di godersele al posto mio. Per quanto mi riguarda continuo a vivere nel timore di aver sbagliato il mio giudizio sulla durata di quei sorrisi…
Articoli della rubrica:

























































