Musica del silenzio per l’estone Joel Tamik, l’ultimo arrivo di una nutrita schiera di landscapers nordici. Un album, questo, placido nel suo lento fluire di atmosfere e dove gli ingredienti sono pressoché gli stessi a cui ci hanno abituato le produzioni seminali targate Basic Channel e Mille Plateaux. I drones inscenano paesaggi gelidi e sconfinati dove sfumature di colori traslucidi si inseguono in loops dilatati e ondeggiano secondo criteri di ridondanza dub. Il risultato e un’ambient ad ampio respiro per un insieme catturante e d’effetto, anche se siamo lontani da quel senso di mistero cosmico che pervade la musica di fuoriclasse quali Vladislav Delay o Biosphere.