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AMARI Grand Master Mogol (Riotmaker/Wide)
Gold Sounds
Autore: Emanuele Barletta
Troppo facile, addirittura banale sarebbe il tentativo di propinarvi una sciatta analisi di questo album come un “tributo a Battisti e Mogol”. In realtà c’è parecchio di più, e i friulani Amari ne sono consapevoli, capaci come sono di far confluire in un unico album esperienze derivate da ascolti eterogenei ma assimilati alla grande, per poi sdoganare il tutto ad un pubblico non necessariamente underground. Un suono capace quindi di aggirare quei limiti “strutturali” imposti dal linguaggio dell’hip hop, musica da strada per eccellenza ma sin dalle sue origini incapace di aprirsi sul serio al mondo esterno. E invece Grand Master Mogol è un disco che dovrebbe far riflettere in molti, soprattutto il gotha della discografia major, sempre più ingabbiata in logiche di mercato e di protezionismo culturale quando si tratta di puntare sui veri talenti di casa nostra. Ricapitolando: Hip – hop e “chitarre”, con l’aggiunta di samples spartani ricavati da elettrodomestici e videogame e riassemblati in chiave lo-fi. E un quarto elemento, importantissimo: l’essere italiani, cantare in lingua madre e pescare a piene mani da un patrimonio musicale nostrano fatto di cantautori (il riferimento a Mogol, appunto) più o meno contemporanei. Roba per niente scontata: prendete l’indie rock smontato e ricostruito secondo la sintassi del beat in Tremendamente belli, o le parole prese da Bolognina revolution: “Posso nascondermi dietro l’alone di una generazione che le rivoluzioni le pensa sul divano”. Più che rivoluzionario, comunque, Grand Master Mogol è un disco coraggioso. Conoscere gente sul treno è Lucio Battisti con una base ritmica stile LCD Soundsystem mentre decanta le poesia del viaggio in seconda classe; Love management strizza l’occhio allo stile di Samuele Bersani, Arte bruciante ha un cuore glitch di marca Morr Music; il binomio Campo minato - La prima volta è un condensato esplosivo di pop tronica che macina indie rock, Max Gazzè e Caparezza. Pop trasversale e melodie immediate (Il vento del 15 gennaio). Paraculaggine e talento. Tantissimo talento!
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