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parte nona
Grigliata mista
Autore: Sam Paglia
Ero mezzo morto quando mi avvolsero in una coperta di lana e mi caricarono nel baule di una station vagon. Non riuscivo a muovere un muscolo ma dall'odore degli interni di vinile consunto, riconobbi essere quella macchina una Opel Record del 1975. Il suono della chiusura delle portiere me ne diede conferma. Al volante era seduto un terzo misterioso personaggio, probabilmente un assassino privo di scrupoli, visto che si deodorava con copiose spruzzate di Malizia pour Homme. Solo uno privo di scrupoli puo' usare Malizia. Le galere sono piene di Malizia. Ero stato colto di sorpresa, ingannato come un vitello al macello, senza via di scampo, senza neppure il tempo di portarmi dietro il mio caro manuale Knudsen. Pensai a Braccio di Ferro e ai suoi spinaci. Che ci fosse qualcosa di vero nella storia di quegli spinaci portentosi? Se anche fosse stato, non ne avevo con me neppure una scatola. Se anche ne avessi avuto una scatola, mi occorreva la pipa da usare a mo' di fiamma ossidrica per tagliarne il coperchio e aspirarne il contenuto. Stavo delirando. Mi girava la testa e sentii l'omelette tornare a galla. Non riuscivo a fare un ragionamento sano, continuavo a pensare a Braccio di Ferro e di chi fosse figlio Pisellino. Mi chiedevo se le gambe le avesse mai avute, Pisellino. Che cosa c'era dentro quella birra moldava? Le gambe di Pisellino forse. Sentii la voce della mia amata benzinaia, la sentii rivolgersi all'autista. Quella puttana. "Lo portiamo a Calcineto, in provincia di Strapiombo." Lui diede un colpo di tosse. Era un modo per dire "d'accordo!". Doveva essere un posto dell'entroterra marchigiano, solo da quelle parti i paesini hanno nomi cosi idioti. Calcineto, Calcineto. Quel nome non mi era nuovo. "Fermati al primo autogrill."- disse il signor Romeo e aggiunse: "Devo fare rifornimento di pastiglie Leone al gusto Fernet" Capii definitivamente di essere in mano a degli assassini. Chi mangia pastiglie Leone al gusto Fernet puo' essere capace di qualsiasi crimine. Il manuale Knudsen dedicava un intero paragrafo al caso Fernet. Pensavo che sarei morto inutilmente, non avevo mai dato un concerto dal vivo e neppure avrei avuto tempo di montare sulla mia Taunus un motore Capri 2800 per goderne i benefici in sgommata libera. Non sarei stato neppure un morto buono per vantarsi al bar. Cosa poteva dire mio padre di me? Che ero un'aspirante musicista esaltato soltanto da un giornale filo-sovietico di controkultura operaia? Mio padre al bar non ci avrebbe messo piu' piede, avrebbe smesso di giocare a maraffone e mia madre trovandoselo in casa tutto il giorno avrebbe chiesto il divorzio. Mio fratello, sconvolto da quella famiglia sbriciolata, si sarebbe chiuso in camera circondato da bottiglie di crema di whisky e bigne' al cioccolato. Sarebbe diventato enorme nel giro di poche settimane. Trecento chili forse, una massa inamovibile e flaccida incapace di varcare la porta di quella casa. Un fenomeno da baraccone, un caso di cui poter parlare sul giornale locale. Dal giornaletto di paese ad una puntata di Verissimo il passo sarebbe stato breve. Mio fratello avrebbe ottenuto una fama tale da oscurarmi totalmente. Dopotutto chi ero io? Non avevo dato neppure un concerto dal vivo. Lui celebre, magari con in tasca un contratto Mediaset per un programma in prima serata ed io morto, nullita', sepolto in una tomba da quattro lire e un contorno di voci maligne. Mio cugino Gianni avrebbe tirato fuori la storia di quella volta che me l'ero fatta addosso durante la gita con tutta la cricca dell'oratorio di don Tarcisio. Dovevo vivere, rimanere sveglio, ribellarmi. Finsi di addormentarmi mentre la loro macchina usciva dall'autostrada imboccando una via impervia e piena di buche. Dovevamo essere gia' sotto il comune di Strapiombo. Stavo pensando che la cosa buona era che non ci fosse musica in macchina. Non la sopporto, sopratutto quando viaggio avvolto e legato dentro una coperta. Ma ecco che la Puttana accende la radio e mette su Radio Classic Tunes. "....ed ora per il nostro appuntamento col passato, un classico di Ray Charles..." Pregai la Madonna e tutti i santi. Pregai non fosse quel brano che da una settimana perseguitava le mie orecchie, pregai e pregai ancora per tutta la durata di quella pausa temporale sottile che mi separava dal titolo di quella canzone innominabile. "...Hit the road Jack" Ero salvo ma a quel titolo segui' un urlo agghiacciante di Romeo: "Cooosa! Io voglio I've got a woman! Chi e' questo disc-jockey dei miei coglioni? Io lo voglio fare a pezzi. Io voglio I've got a woman porca puttana! Io voglio strappare il cuore di questo stronzo, voglio la sua famiglia morta... spegnete quella radio!" La Opel prese a barcollare, qualcuno tentava di sedare la rabbia del fan tradito. Ne scoppio' una rissa violenta e la macchina entro' dentro un fosso ribaltandosi su se stessa.
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