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Intervista a JT Leroy
Intervista a JT Leroy
Autore: Claudia Brazzoni
La sconvolgente storia di JT LeRoy ha suscitato da subito molto scalpore e curiosità, e in pochissimo tempo il suo nome ha fatto il giro del mondo. Dall’età di quattro anni inizia a viaggiare lungo le strade del West Virginia insieme alla madre prostituta che lo costringe ad una vita sregolata fatta di soprusi, abbandoni e violenze. Devastato dalle droghe e dall’alcol a soli 17 anni Jt si guadagna da vivere prostituendosi, fino a quando Terrance Owens, un terapista del Child Crisis Center, lo allontana dalla strada e inizia con lui un percorso di recupero. Qui intraprende una sorta di terapia di sfogo attraverso la scrittura, ma il suo talento è cosi evidente che il dottore lo stimola a continuare ed in breve tempo il giovane scrittore crea dei bellissimi racconti tratti dalla sua vita, che ad oggi sono considerati dei piccoli capolavori. Brutalità come abusi sessuali e violenze di ogni genere vengono raccontate con una naturalezza disarmante, anche i contesti e le situazioni più raccapriccianti sono descritti con parole dure e taglienti ma sempre accompagnate da un’incredibile tranquillità. Il nome della madre Sarah dà il titolo al suo primo romanzo pubblicato nel 2001, che racconta appunto la vita di questo bambino tra rozzi camionisti e patrigni pedofili; il 2° libro ad uscire è “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” (2002) ancora a carattere autobiografico, con la diversità di essere una raccolta di racconti delle orribili vicende subite dal piccolo Jeremiah. La sua intimità è messa a nudo con agghiaccianti particolari raccontati attraverso la voce innocente di un bambino che spesso confonde realtà e fantasia, trovando in questa l’unica speranza per andare avanti. Da questo romanzo è stato inoltre tratto l’omonimo film di Asia Argento, di cui Jt è produttore. Nel 2003 esce poi “Harold’s end”, breve storia pubblicata inizialmente nella rivista di culto McSweeney di Dave Eggers, che parla di un giovane tossico e le sue giornate sui marciapiedi a prostituirsi con i suoi compagni di strada e i loro rispettivi animaletti; sarà proprio una piccola lumachina a far riscoprire al protagonista l’esistenza di sentimenti profondi e mai provati prima. Su LeRoy è stato detto e scritto moltissimo, c’è chi lo ama e chi pensa che sia solo frutto di una trovata pubblicitaria, ma quel che è certo è che il suo nome rimarrà molto a lungo nel mondo della letteratura contemporanea. Hai detto che per te la scrittura è come una droga della quale non puoi più fare a meno. Come è nata questa tua passione? Quando ho iniziato a frequentare il dott. Owens, il mio terapista, ero abbastanza fuori di testa, come una specie di animale selvatico. Abbiamo lavorato molto, molto intensamente. Per i primi tre anni avevo una seduta ogni giorno, ricoveri ospedalieri, tutto quel genere di cose. Lui continuava a volermi far scrivere, perché riteneva che avessi un problema di “continuità”. Alla fine, credo quando avevo circa 15 anni, lui insegnava in una classe per laureati all’Università Di San Francisco, a persone che volevano diventare terapisti, e sapeva quanto io odiassi gli assistenti sociali. Mi disse “questa è la tua occasione per dire loro come stanno le cose. Perché non scrivi com’è per la strada?” Era un modo per rispondere loro. Mi piaceva l’idea di avere del potere, cosi scrissi e diventai veramente dipendente dal sentire cosa pensassero del mio lavoro, dall’avere una reazione. Era la prima volta che avevo un riscontro su qualcosa che non riguardasse il sesso. Nei tuoi libri sono trattati temi molto personali e delicati, e a volte è difficile discuterne. Come riesci a parlare di questioni per te cosi dolorose ogni volta che ti viene chiesto? Faccio sempre le interviste tramite mail o per telefono, sarebbe quasi impossibile parlare di queste cose guardando le persone in faccia. Ho messo dei paletti in quel modo, e posso proteggermi non scendendo più in profondità di quanto sento di poter fare. Riguardo al film di Asia Argento “Ingannevole il cuore è più di ogni cosa”, come ti sei sentito rivivendo quei momenti della tua vita? E’ stato duro, ma anche bello, terapeutico in un certo modo. Com’è cambiata la tua vita dopo che sei diventato famoso? Veramente, non mi immaginavo nulla di simile a questa notorietà. Mi aspettavo che mi curasse. Voglio dire, se qualche giornale avesse detto delle belle cose su di me, mi sarei sdraiato e avrei aspettato di sentirmi meglio. E non importa quante volte ho riletto qualsiasi cosa fosse, o se il mio libro è entrato nella classifica dei bestseller. La merda non cambiava. Odiavo ancora me stesso e avrei dovuto tagliarmi o bruciarmi per sentire qualcosa di diverso, per autoconsolarmi come dice il mio terapista. Niente lo risolve, tranne un duro lavoro con la terapia e il prendermi cura di me stesso, come dovrei fare. Il lavoro interiore è la cosa peggiore che mi rende una persona migliore. Cosi, fondamentalmente, la cosa importante non è cambiata, capisci? Hai qualche progetto per il futuro, come un nuovo libro? Sto lavorando ad un nuovo libro e anche facendo promozione per il film. I miei giorni sono pieni di impegni, il che per me è una necessità.
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