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AUDIOVISIONATI (E STEREOVISSUTI) PER VOI, SOLO PER VOI… LYDIA LUNCH & BAND @ Cox 18 / Milano (3 NO
Jammai(ca)
Autore: GIOVANNI “PENNELLO” MELI
Chi la conosce per i suoi cortometraggi con Richard Kern alla regia (e le sue prestazioni body-to-body filmate con Foetus e Rollins...); chi la conosce per i suoi dischi condivisi con la crema della scena rock sui generis mondiale (soprattutto degli anni Ottanta...); chi la conosce per le sue dissertazioni nonchè poesie in tema di Eros e Thanatos; chi la conosce di nome, ma la ignora di fatto. Tutti, comunque, la ammirano (o la temono), eclettica strega d’altri tempi... All’indomani del suo ritorno su palchi e scene mondiali (grazie a “Matrikamantra”, ovvero “la madre di tutti i suoni”, album datato 1997…), la Lunch ha dimostrato la sua conturbante maturità artistica/femminile/politica, trasformandosi definitivamente in un qualcosa di estremamente diverso dai suoi primitivi tentativi urlanti a bordo dei Teenage Jesus & The Jerks, Eight Eyed Spy e Beirut Slump nella No New York a cavallo fra gli anni ‘70 e ‘80. Meno punk e noise, ma più oscuro e meditabondo, il progetto della Lunch degli anni ‘90 riparte dalla sua produzione “solista” degli anni ‘80 (quella documentata dal buon doppio antologico “Widowspeak”, dove si stagliano superbi camei del valore di “Death Valley ‘69”, con i Sonic Youth, e “Suicide Ocean”, con Karl Blake degli Shock Headed Peters, oltre a tutta una serie di collaborazioni selezionate con i vari Die Haut, Lee Ranaldo, Rowland S. Howard, Thurston Moore, Clint Ruin alias Foetus, suo compagno nella vita privata/pericolosa per quasi dieci anni...). Se “Matrikamantra” suonava come un tenebroso set ambient-minimale all’insegna dell’elettronica più seducente e di una strumentazione sofisticata (clarinetto, flauto, violino), suggestiva colonna psico-sonora per la più pagana delle Atrocity Exhibitions di fine Millennio, il più recente “Smoke in the shadows” (a.d. 2003) si sposta su territori decisamente più jazz-lounge-noir, grazie al contributo di musicisti quali Nels Cline, Terry Edwards (vedi sotto), Niels Van Hoorn (Legendary Pink Dots), oltre a quello dei formidabili Anubian Lights al gran completo. Il filo rosso-sangue con “Queen of Siam”, quindi, non è del tutto reciso. Il suo concerto milanese presso Cox 18 (un’isola felice, realmente autogestita e indipendente, nel controverso panorama culturale/metropolitano dell’ex-città da bere…), nell’ambito di una stupenda mostra-rassegna dal titolo “BHAP / Beat Hippy Autonomi Punk all’assalto del cielo”, è un piccolo-grande successo di pubblico, anche giovane (e questo non può far altro che piacere: il testimone sta passando di mano in mano, occhio a non farlo cadere…). Viviamo in tempi di continuo revival, per non dire riflusso, ed un’artista come Lydia Lunch, performer dall’innegabile poliedricità, vale sicuramente doppio. Accompagnata stasera da Terry Edwards al sax (già al fianco di Gallon Drunk, PJ Harvey, Jesus & Mary Chain, Madness, Jimi Tenor, Tindersticks...), Ian White alla batteria (Gallon Drunk, Scapegoats...) e Marc Viaplana alla chitarra, la Lunch sfodera il concerto che ti aspetti, ma solo fino ad un certo punto: sensuale, psicologico, politico, poetico, ossessivo, ipnotico, intimo, mai compiacente. “Hangover Hotel”, “Psychic Anthropology”, “Solo Mystico” sono le nuove chiavi (musicali) di (ri)volta psicologica, mentre di prossima pubblicazione (presso Storie/Leconte) è la versione italiana di “Paradoxia”, il famoso diario di una predatrice. Il consiglio è quello di starne alla larga, se non siete abituati ad accettare caramelle (drogate) e carezze (in pugni) dalle sconosciute... (un grazie ed un saluto anche a Time Zones/Bari e Init+Zoobar/Roma)
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