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FRANCESCO CUSA “SKRUNCH” Psicopatologia Del Serial Killer (Improvvisatore Involontario/Wide) SWITT
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
La scelta di accomunare i due dischi nella stessa recensione è dovuta tanto al fatto che entrambi vengono pubblicati dalla medesima etichetta discografica (la Improvvisatore Involontario) quanto per il fatto che il massimo comune divisore di entrambe le band è rappresentato dalla presenza del batterista Francesco Cusa. Ma soprattutto perché ritengo che, per tutti e due i dischi, sia necessario andarci (al momento di scrivere la recensione) con i cosiddetti piedi di piombo. Anche se poi ritengo (e ne sono convinto) che sia lecito esaltarsi per il (comunque) buon lavoro di Cusa con i suoi Skrunch (dove trovano spazio anche Carlo Natoli alla chitarra baritono, Paolo Sorge alla chitarra, Gaetano Santoro al sax tenore e Tony Cattano al trombone). E anche se ritengo che ci si debba rammaricare per il (comunque) insufficiente lavoro degli Switters, dove lo stesso Cusa viene affiancato dal sax di Gianni Gebbia e dal basso (oltre che theremin) di Vincenzo Vasi. In ambo i casi parliamo di jazz libero e di avanguardie concettuali (sia per quel che concerne i suoni, che per quel che riguarda i testi/storie che sottendono i suoni stessi). Solo che nel caso di Skrunch la creatività (a volte no wave, a volte “rock”) ha partorito un lavoro intrigante (per l’intelletto, ma anche per il “corpo”), mentre Switters, con la voglia primaria di percorrere sentieri sonori asimmetrici, si sono infilati in un vicolo cieco, da cui ne fuoriescono solo grazie alla perizia tecnica dei tre, ma a costo di risultare deficitari al momento della stesura dei brani in quanto tali e non come puri e semplici esercizi di stile.
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