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THE ELECTRIC CIRCUS (SETTEMBRE 2005)
Musicgossip.it
Autore: La Mise
La figlia di Ian Curtis, il mitico frontman dei Joy Division, le cui tracce sembravano irrimediabilmente perse, si è recentemente fatta viva, al contrario del padre che invece quindici anni fa ha pensato bene di rimanere appeso alla corda del bucato sopra la lavatrice di casa sua, durante il fallito tentativo di pulire lo sporco impossibile della propria anima maledetta. Quella poveretta della madre Deborah, dopo aver investito molti dei suoi miseri stipendi nelle prime demo di tre chiassosi e squattrinati aspiranti New Order e un prematuro cibo per vermi, ancora convinta che Ian si divertiva un mondo a farle lo scherzo della scossa elettrica, influenzato dall’impiego che aveva ottenuto nell’ufficio del comune di Macclesfield come “operatore per l’inserimento degli epilettici nel mondo del lavoro”, ed esasperata dalle continue telefonate di Annick Honorè, colei che infarciva di nascosto i desideri sessuali del marito, la quale - ancora sotto shock (o elettrochock, suppongo) - è dal 1980 che telefona periodicamente a casa Curtis chiedendosi come mai Ian non vuole più parlarle (io le avrei procurato un bel biglietto di sola andata verso il paese dei balocchi di Ian, modificando il voltaggio del suo depilatore elettrico onde stecchire peli e padrona de-fi-ni-ti-va-men-te), ha pensato bene di evitare che la piccola Natalie potesse subire una qualsivoglia eco di cotanti e cotali disordini esistenziali, crescendola nel guscio. Ecco a voi il risultato. Brava Deborah! La ormai venticinquenne figlia d’arte messa da parte, ha intrapreso una carriera da fotografa, talento mostrato già all’età di quattro anni quando prese per la prima volta in mano una macchina fotografica, e dichiara solennemente, aiutata dalla ricetrasmittente dietro la schiena - Bush docet - collegata con gli appunti della mamma: “ Credo che le immagini dei Joy Division (sottolineo il credo) mi abbiano influenzato molto, specialmente quelle di Kevin Cummins e Anton Corbijn “e: “ Le copertine dei loro dischi erano molto cool, sapete?” Ma va! “Il visual era una delle cose migliori della Factory Records (che infatti come tutte le cose migliori è fallita miseramente)!” Ma qui viene il bello: “Non ho intenzione di sfruttare il nome di mio padre, voglio che tutti si ricordino di me come Nat la fotografa!” aspetta che me lo trascrivo in post-it... Gli ultimi appunti della Deborah (ovviamente) così suggeriscono: “Sono molto orgogliosa della musica dei Joy Division. Penso siano delle magnifiche canzoni, ed è meraviglioso molte persone ancora li ascoltino. Mi piacciono molto i dischi dei Joy Division, specialmente Closer”. Che, i più attenti sanno, è uno dei due soli dischi pubblicati, tolte le demo, i live, gli inediti e le raccolte fondi vedove, figlie fotografe, discografici affamati, e cani rabbiti. Con un sospiro di sollievo accogliamo la notizia che tutte le lezioni di pianoforte impartite a Natalie sono state vane, in quanto mal disposta verso la musica in generale (“Ascolto solo un pò di dance e country” dichiara spaurita, a microfoni spenti) quindi se occhio non vede i suoi scatti, orecchio non duole di certo a causa sua. Rest in peace, Ian.
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