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Sabato 26 novembre
speciale m.e.i.
Autore: MoonFish
Sveglia alle 7,00 dopo una notte di baldorie evitate appositamente per presentarmi fresco e riposato all’appuntamento della mattina. Come da contratto alle 8,00 chiamo Nooz (che è a Macerata) per sentire se deve ancora svegliarsi o se sta già sotto casa mia (che è a Recanati). Rapidamente mi comunica che lui di baldoria ne ha fatta pure troppa, che deve dormire e che devo richiamarlo alle 10,00. Così faccio, dopo aver debitamente bestemmiato in più lingue, alcune a me sconosciute. Lo sveglio e rapidamente mi comunica che si sta buttando giù dal letto e che quando uscirà di casa me lo comunicherà con uno squilletto. Lo squilletto arriva alle 11,00. Vado a farmi un caffè nel bar sotto casa dove, nell’attesa, il barista mi racconta la storia della sua vita. Per due volte. Al che mi preoccupo perché è mezzogiorno e Nooz ancora non si è visto. Lo chiamo e rapidamente mi comunica che è in avvicinamento, ed infatti in un istante si materializza. Ci mettiamo subito in viaggio mentre lo picchio con veemenza. Per qualche oscuro motivo il tormentone della mattinata (anzi, di tutto il M.E.I.) è “Moscù Està Helado” di Esplendor Geometrico. Non mi so proprio spiegare il perché. La prima tappa è Senigallia, dove dobbiamo raggiungere casa Ronchini per sostituire la nostra Panda con una ben più spaziosa Seicento. Dovo un lungo girare in tondo riesco a riconoscere casa Ronchini dalla puzza ed ivi ci rechiamo, armati di ascia, per reclamare il nostro diritto ad utilizzare l’auto di famiglia. Mamma e papà Ronchini ci dicono “Andate piano!...” “Tranquilli, signori, dovevamo essere qui alle 10,00 e sono le 13,30, le sembriamo tipi che corrono?...” In un orario indicibile finalmente mettiamo piede fuori dal M.E.I., dove ci accoglie Manuela Bua con i nostri pass. Parcheggiamo ed entriamo nel nostro padiglione, non prima di esserci opportunamente infangati (ovviamente piove). Prendo subito casa nello stand di Music Club, dove incontriamo Ronchini e faccio conoscenza con la Bua ed i suoi amici subaffittati: Wallace e la sua corte. Sto lì per un po’ a presidiare il nulla, mentre attendiamo che Nooz e Ronchini, accompagnati da uno scassinatore professionista, si rechino a prendere i nostri millanta pacchi di Music Club, depositati in località segreta. Dopo qualche ora fanno ritorno, e finalmente il nostro stand inizia ad acquistare significato, e la gente (tutte facce da M.E.I.) smette di chiederci chi siamo e cosa facciamo. Nel frattempo avevo preparato dei bigliettini da visita autoprodotti, sfruttando il retro flyer di qualche altra band di M.E.I., e mi ero occupato un po’ di pubbliche relazioni, iniziando a farmi sommergere da qualche tonnellata di demo di MM.E.I. ed a rispondere a domande del tipo “Scusa, sei Sexually Confused?” “No, I’m very convinced of my heterosexuality. Why?”, oppure “Scriverai qualcosa su di me?” “No, ancora non sei morto”. Appena posso ne approfitto per farmi un giro ed esplorare i padiglioni. Mi rendo conto che il M.E.I. è una merda, l’80% degli stand non ha motivo di esistere, il 90% delle etichette italiane indipendenti che valgono qualcosa non è presente. Fanno eccezione Snowdonia, Minus Habens ed Anomolo. In compenso però ci sono Red Ronnie, la Federazione contro la Pirateria Musicale, Sony, Universal, Edel… Tutta roba molto indipendente. Oltre ad una montagna di associazioni e malandrini vari che stanno lì con l’obiettivo di spillar quattrini a delle povere bands che credono di valere qualcosa. Nonché le suddette povere bands che credono di valere qualcosa e che quindi hanno pagato un loro spazio per dimostrare al mondo quanto valgono, mentre ovviamente il mondo se ne frega di loro. Ah, il M.E.I.!!... Con le lacrime agli occhi ed un principio di svenimento faccio subito ritorno allo stand di Music Club (casa dolce casa…) implorando un po’ di buio, un po’ di silenzio, un po’ di estinzione umana… O almeno delle candele. Niente da fare, nessuna delle mie richieste viene accolta. Così rimango lì a fare il mio dovere di standista finché finalmente non si opta per abbandonare tutto ed andare a consumare i nostri buoni pasto, metà dei quali viene consumata in vino. Poi, belli brilli, andiamo finalmente a vederci lo showcase di qualche gruppuscolo. Cioè, almeno io: Nooz , Ronchini e la Bua è un bel po’ che si dedicavano a queste attività!!... Mi vedo il finale dello show di Porfirio Rubirosa e i 60midatanta, ironico spettacolo di swing-punk con qualche bella trovata, come la bodyguard che segue ed imita ogni mossa del frontman, o come il figurante finto-musicista-MEI, davvero divertente! Poi mi reco altrove e becco al volo gli Antares, carichissimo trio metalcore all’americana anni ’80, ai quali strappo subito di mano l’ultima copia del demo!! L’entusiasmo è alle stelle, grazie anche alla complicità del vino, ma capita subito la prima disgrazia: mi accorgo che la suola del mio anfibio sinistro è spaccata, e mi entra l’acqua. Bestemmio in viva voce, mentre suonano altre band che dimentico in mezzo secondo. Ritorno a concentrarmi solo per l’angolino dedicato a Latlantide, etichetta dedicata quasi interamente al rock demenziale, e scopro con estremo piacere che dovrebbe esibirsi anche quel folle assoluto di Maltominimarco!!! E quindi vedo sfilare sul palco il cantautore/cabarettista Marco Carena, che esegue “Questione di Sfiga”, “Arbre Magique” e “Amore Bastardo”. Nel mentre vedo prepararsi Freak Antoni che presenta insime alla pianista Alessandra Mostacci l’album “IroniKontemporano”: poesie più o meno demenziali recitate da Freak con accompagnamento al piano di musica contemporanea. Mah. Poco convincente. Tocca poi agli a noi già noti Farmacia Comunale, punk rock band molto skiantosa e con qualche chiodo fisso nella sfera sessuale… I brani proposti sono la celebre hit “Sotto la 3^ non è Amore”, “Va’ Gina”, la nuova “Ti Ano” e “Giocattolaio”, inclusa da Latlantide nella compilation “Demential Rock Vol. 1”. Ed ecco la seconda disgrazia: Maltominimarco non si esibisce. Anzi, nessuno ha idea di chi cacchio sia. Miscredenti! Finiamo di ubriacarci mentre suona un gruppo palloso e antipatico non meglio identificato, in attesa dello spettacolo dei miei concittadini (e compagni di sbornie) Der Feuerkreiner, la band eletta da Music Club per il M.E.I. Sì, pare che un giorno il grande capo masonna Massetti abbia gridato “Voglio un gruppo apocalittico!!” e che i Der Feuerkreiner siano apparsi scavalcando tutta la fila di gruppi non apocalittici ma altrettanto ansiosi di esibirsi al M.E.I. di fronte a sei o sette sconosciuti assolutamente non interessati. Ed infatti così è andata: l’intro industriale dell’imminente nuovo album “Unsere Zeit”, una versione di “Tanz” ricca di inediti contrappunti rinascimentali e la devastante “Wir Rufen Deine Wolfe”, che è riuscita anche a spaventare il mixerista, che verso il finale è corso ad abbassare i microfoni!... Vabbè, terminata questa esibizione e salutati i Der Feuerkreiner, andiamo a raschiare il fondo a mensa elemosinando vino (ancora!) e le ultime salsicce. Poi ci tuffiamo a digerire durante il coinvolgente (anche se gli unici che si muovevano eravamo noi) show degli Hormonauts, con tanto di finale industriabilly con la partecipazione di qualche esemplare della Mutoid Waste Company. Subito dopo tocca all’hip-hop degli HugaFlame, la cui “I Cazzi Tuoi” non era nemmeno male, ma dopo una pera di rock’n’roll come quella offertaci dagli Hormonauts, non eravamo affatto bendisposti verso questo stile, così siamo andati a farci i cazzi nostri altrove, prendendo per il culo Ronchini, che è amico del terribile rapper Fabri Fibra, e la cui “L’Uomo nel Mirino” è diventata il secondo tormentone della nostra avventura… Ovviamente dopo “Moscù Està Helado”! Insomma ci si allontana in macchina diretti verso il centro di Faenza, con l’obiettivo di causare un poco di panico. La nostra squadra: Nooz alla guida, Massimo “Limbo” Ronchini ed il sottoscritto MoonFish. La Bua istintivamente se l’è data a gambe già da tempo. Ronchini passa il tempo a spaventare passanti di bella presenza mescolando richieste di informazioni e proposte indecenti “Scusa, per il centro? Dài, monta in macchinaaa!!!”. Parcheggiamo davanti a Clö Ti Amo, ed andiamo a cercare nuovi posti per far danno. Visto che a chiedere informazioni è Ronchini, nessuno ci dà una mano, anzi, tendono tutti ad accelerare il passo. Alla fine decidiamo di puntare verso il Clandestino, ma non ci arriveremo mai: Ronchini ruba un ombrello, e la Bua si mette in contatto con noi, così al grido di “Poncha Bbruzzo!!!” la andiamo ad aspettare mentre ci riscaldiamo lo spirito con tre punch abruzzesi (a testa!), così almeno mi dimentico di avere i piedi bagnati. Accolta la Bua nelle nostre fila, ritentiamo la fortuna con il Clandestino, ma siccome il faentino medio non ha ben chiaro il concetto di “fino in fondo” non riusciremo mai ad arrivarci, così, unitasi a noi un’amica di Manuela Bua (che per essere un’amica ha un aspetto piuttosto mascolino, barba compresa), decidiamo di consolarci alla Sghisa, dove c’è la festa del Mucchio. Prima di rendermi conto di cosa si trattasse io corro a procurarmi un Oban. Nel frattempo Ronchini frantuma bicchieri fingendosi innocente. La festa non è altro che musica anni ’80 mista a musica di oggi ma che imita gli anni ’80. Non c’è spazio per ballare e c’è a malapena spazio per bere. La Bua e la sua ‘amica’ scappano in albergo, e finito il nostro drink anche noi decidiamo di fuggire, scavalcando un discreto numero di coppie copulanti (e a me niente!). Stavolta puntiamo all’Osteria S. Agostino, dove il programma del M.E.I. prometteva ‘musica controcorrente’. Arrivatici, dopo lunghe peripezie contromano, all’indietro e a testa in giù, scopriamo che ‘musica controcorrente’ significa ‘musica latino-americana’. Un po’ intristiti dalla scoperta decidiamo di affogare il nostro dispiacere nel Sangiovese. Contribuiranno ad allietarci delle porzioni di affettati vari, una focaccia meravigliosa, un tortino al cioccolato, sambuca e, soprattutto, le chiappe mozzafiato della cameriera! E dico sul serio! Ogni volta che si chinava a servire quelli del tavolo di fronte non riuscivo a finire la frase che stavo formulando “Sì, ma in fondo l’ultimo disco degli xxx non…” “Non?” “…” “Non?” “…”. A proposito di quelli del tavolo di fronte. Tre coppie terra-terra munite di certi esemplari di maschi di quelli che mi fanno dichiarare al mondo che non sono un maschio eterosessuale, ma una lesbica. Tristezza… E poi dicono ‘mérda’ invece di ‘mèrda’! Ad un certo punto si avverte l’esigenza di dare il via al “Limbo Show”!! (“Limbo” è uno dei nomi di battagli di Massimo Ronchini, per i meno attenti!) Un rapido conto alla rovescia (5… 4… 3… 2… 1…) et… voilà!! Il Ronchini scatta dalla sedia, aggredisce i neanderthalensi del tavolo di fronte, sia verbalmente che fisicamente, rischiando in più punti di scatenare risse che avrei comunque ignorato (ero distratto da un bel paio di…). Coinvolto da tanto trambusto un altro vicino di tavolo (che prima aveva tentato di rubarci il vino) ci chiede da dove venissimo. A sentir nominare Macerata il tipo, di Cesena, esclama: “Macerata… Tolentino… Castori!!!” “Yeah!! Rock’n’Roll!!!”. No, non ve la spiego. Dopo un po’, placatosi il Ronchini, ci arriva comunicazione dalla Bua che il nostro albergo non è lontano lontanissimo a Brisighella, ma lontano lontanissimo a Solarolo. E quindi scateniamo di nuovo il Ronchini: “Limbo, chiedi di Solarolo!” E lui aggredisce di nuovo quelli di prima gridando “SEGAROLO!!!!”. E li fa scappare. A malinculo ce ne andiamo anche noi. Sigh. E puntiamo a Solarolo dove troviamo l’albergo quasi subito. Sono le 5,30. Ci apre un signore in pigiama che mi ricorda un po’ il Vescovo di “Salò” di Pasolini. Brr… E’ tutta una polemica, il cui principale bersaglio ovviamente è Massimo “Clandestino Macedone” Ronchini, che con sé non aveva nemmeno i documenti!!! Giunti in camera, dopo una rapida sessione di bombardamenti (giusto un paio di cannoni e un grappolo di peti a frammentazione), e dopo aver avuto apparizioni di Francesco Salvi e di un paio di zozzone “godi con noi!”, ci addormentiamo, non prima di aver staccato il telefono (non sia mai che il tipo dell’albergo decida di svegliarci!!). Io russo. Nooz russa. Ronchini è un misto tra un B-52 e un disco di Madonna. A domani.
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