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THE STROKES First Impression On Heart - (BMG)
Gold Sounds
Autore: Emanuele Barletta
Per motivi non facilmente riassumibili in poche righe ho sempre pensato agli Strokes come una band poco più che mediocre. Laddove Is This It aveva per lo meno il merito di riportare l’attenzione su una New York di nuovo vibrante e musicalmente attiva (occhio: servivano veramente gli Strokes per risvegliare un minimo di curiosità per l’underground di una città del genere?), la carriera di Casablancas e i suoi amichetti è andata poi guastandosi con un disco floscio come Room On Fire. Nonostante questo (e tutta la schiera di band neo – old rock venute alla ribalta come necessaria conseguenza) la stampa inglese ha reagito con le solite beatificazioni, innalzando gli Strokes a nuovi portabandiera del rock. Che poi sia la stessa stampa inglese che esalti quelle volgarità umane dei Babyshambles o gli emuli scozzesi di Casablancas & c., cioè i Franz Ferdinand, questo è un discorso poco importante. Sta di fatto che anche questo disco degli Strokes, il terzo (attenzione: il famigerato terzo disco) è stato accompagnato da attesa febbrile e curiosità spasmodica. Per poi risolversi con un’amara constatazione, o un’attesa conferma di vecchie sensazioni “a pelle”: First Impression On Heart è un disco confuso. Così come confusi sono gli Strokes, indecisi a quanto pare su che direzione prendere. Rischiare il tutto per tutto cercando nuove strade o tirare fuori un altro Room On Fire? Il singolo Juicebox ha un’aggressività inaspettata, si balla che è una meraviglia (il test della dancefloor ha dato esito positivo un po’ ovunque) ed è stato un ottimo antipasto di un disco che però va da tutte la parti senza mai indovinare una soluzione di continuità soddisfacente. You only live once apre le danze in puro stile Strokes, ma il riff iniziale quasi power metal di Heart in a cage non fa tornare i conti. Così come ad un pezzo intelligente e trascinante come Vision of division si contrappone Electricityscape, imbarazzante scimmiottamento di un qualsiasi brano indie della Orange County generation (che non è solo Death Cab For Cutie, purtoppo). Insomma, come si disse qualche mese per Four Tet: chi lascia la strada vecchia per la nuova non sa a cosa va incontro. Chi, come gli Strokes, non ha ancora le idee chiare su cosa fare da grande (star viziate e svogliate su un palco o veri musicisti?) paga il dazio delle sue incertezze con un album che trovare nei negozi a 20 euro è quasi un insulto ai nostri portafogli, in un periodo di crisi economica e di peer to peer selvaggio. 2006, primo risultato: The Strokes 0 – Artic Monkeys 1.
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