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Tutti i colori degli Amari Grand Master Mogol
Rubber Ring
Autore: Manuela Bua
Se anch’io sono certa di far parte del Club di chi ammira il cielo, questo senza alcun dubbio, ci ho messo un poco, pochino di più a leggere l’interezza di questo lavoro degli Amari Al di là della tradizione più puramente hip-hop dalla quale provengono Pasta, Cero e Dariella, Grand Master Mogol è un meraviglioso melting pot di ispirazioni diverse: il succitato hip-hop che fa capolino dal cantato-declamato-scandito e dal martellare del ritmo di fondo, che, seconda ispirazione, è acustico ed elettronico fifty-fifty. Se vuoi saperne di più, porta il cd, come ho fatto io, ad una bella festa di trentenni, e ne verrà naturalmente fuori l’essenza di intelligente giocosità, scoprirai addirittura i tuoi amici saltellare rammentando con le lacrime agli occhi, il giorno in cui scoprirono come tirar fuori delle note musicali dai tasti del Commodore 64. Perché si, c’è anche quel gradito tocco eighties in questo disco. Ai primi ascolti, si ha l’impressione che il disco contenga forse troppe tracce, perché già le prime quattro o cinque hanno provveduto ad elargire una dose di soddisfazione tale che ci si sente ben appagati. Ma bisogna andare avanti, perché Grand Master Mogol è tutto bello, fino all’ultima nota, anche per l’apparente semplice semplicità delle liriche, intrise di un’immediatezza e di una disarmante esattezza tutta hip-hop, l’utilizzo di metafore bellissime e talmente vere che ci si può meravigliare di non averle già viste e vissute.
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