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GLI OFFLAGADISCOPAX E IL SEGRETO DEL LORO SUCCESSO
THE VANISHING POINT
Autore: Stefano Barbieri
Da quasi un anno a questa parte, degli ODP si sente parlare sempre più spesso. Il loro pubblico li osanna, quasi fossero l’ultimo baluardo rimasto in una realtà in cui la musica genuina non esiste più. Ma che cos’hanno di tanto speciale? Cosa rende la loro musica così interessante ed indispensabile? Ebbene, a voler guardare, gli ODP non hanno inventato niente di particolare, anzi si può quasi dire che abbiano ridotto il concetto di musica e di canzoni ad uno stato essenziale, o forse elementare. Propongono basi preregistrate, giri di basso ripetitivi, melodie chitarristiche anch’esse ridotte ai minimi termini e una voce che invece di cantare declama. Questa descrizione sembrerebbe delineare i profili di una band insolita e priva di inventiva. E invece? Invece c’è di più, le influenze di altre band si sentono e come. Al primo ascolto, vengono in mente i Massimo volume, ma si può andare oltre, ritrovando nei testi e nel sound i vecchi CCCP e addirittura i Kraftwerk. Gli ODP hanno confezionato un prodotto fatto di racconti legati ad una realtà datata ’70-’80 che non esiste più, ambientati in un piccolo paese dell’Emilia, ai più sconosciuto, Cavriago. Robespierre, il cui video è ormai da tempo in circolazione, è il pezzo più movimentato di tutto il disco e forse il più coinvolgente; è un incalzante elenco di tutte quelle cose e quelle realtà che trenta anni fa’ rappresentavano i punti saldi della vita di un giovane, da Space Invaders ai Sandinisti al potere. E proprio perché questa realtà non esiste più, gli ODP decidono di spezzare l’incedere dei riferimenti al passato con canzoni che raccontano aneddoti più recenti, come per Tono metallico standard, che racconta di un bisticcio tra il protagonista ed il cantante dei Julie’s Haircut, commesso scostante ed arrogante in un negozio di dischi. Anche de Fonseca, è un riferimento al presente, non tanto in quanto la suddetta marca di calzature rappresenti i giorni nostri, quanto perché nella canzone si racconta di un amore finito e la ciabatta resta uno dei simboli rimasti di un legame ormai svanito. E ancora un tuffo nel passato, con Kappler, docente di agraria severo e conservatore, e poi Cinnamon, la nostalgia per delle chewing gum non più in produzione. Tutti i testi sono pervasi da un’autoironia che contraddistingue gli ODP dai loro predecessori, e le parole di Max Collini sembrano spesso sorridere agli accadimenti narrati in maniera tanto austera. Senza dubbio una svolta musicale importante nel panorama italiano, e soprattutto, in un periodo come questo, in cui la musica Italiana sembra in qualche modo risvegliarsi, è bene sapere che gruppi come gli ODP esistano e alzino la voce, aprendo così la strada a band esordienti e risvegliando il pubblico italiano da quel lungo torpore nel quale è stato immerso per tanti anni.
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