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UNHIP RECORDS
Gold Sounds
Autore: Emanuele Barletta
Dunque,domenica mattina, o per meglio dire primo pomeriggio. Ancora mezzo addormentato mi sorbisco passivamente le solite chiacchiere domenicali dei miei davanti alla tv, fino alla notizia shockante: Povia ha vinto il Festival di San Remo. Aaaaarrrrgh!!! Dopo i bambini che fanno ohhhh, servivano i piccioni che cagano sui cornicioni per toccare il fondo una volta per tutte. Lasciamo però il triste ambito della musica d’autore italiana trincerata attorno i vari Panariello, Mollica e personaggi di dubbio gusto per parlare di quella solita realtà che si muove nei sotterranei di casa nostra. Un tranquillo week end a casa con la testa svuotata da pensieri universitari e tanti altri cazzi e pronta all’ascolto dei dischi di una delle più belle e concrete realtà dell’indie italiano. Parliamo, cioè, di un’etichetta benemerita che lavora in Italia ma con la testa e il pensiero rivolto all’estero. Perché si sa che dare perle ai porci è sempre tempo sprecato. Unhip Record, dunque: una realtà ormai consolidata del panaroma indipendente nazionale, con base in quel di Bologna e “agitata” da Giovanni Gandolfi, giornalista e Dj di Radio Città del Capo. A tal proposito: il tempo è come sempre tiranno, a volte più dello spazio. Febbraio e marzo pare siano mesi infernali a Bologna, e la mia tanto attesa intervista con Giovanni è saltata. Peccato, ma mi riservo la possibilità di svolgerla e pubblicarla prossimamente! Un giretto sul sito web è consigliato, data la bella grafica e la cura negli aggiornamenti: www.unhiprecords.com Tanto per iniziare: parlaci di te! Chi è Giovanni Gandolfi? Ho iniziato facendo radio, a Radio Città del Capo qua a Bologna dove conduco un programma dal 1993 assieme a Wu Ming 2. Poi ho iniziato a mettere i dischi anche nei club, con particolare fedeltà nei confronti del Covo dove ho anche iniziato ad organizzare concerti a cadenza mensile e che piano piano è diventata settimanale con la fortunata rassegna “Murato”, che ora si tiene principalmente allo Zoo Caffè di Bologna. Ad iniziare l’attività con l’etichetta mi convinse Daniele Rumori della Homesleep col quale nacque l’idea della collana di split, ora diventata evidentemente un qualcosa di più. Riusciresti a fare una breve storia della Unhip? Abbiamo iniziato come una sorta di collana di split in vinile coinvolgendo i gruppi (soprattutto stranieri, ad eccezione dello split con gli Yuppie Flu) che ci entusiasmavano maggiormente, collaborazione che si limitava ad una singola uscita. L’idea di cominciare a pubblicare anche album interi era sempre stata lasciata in stand-by, non potendo “rubare” i gruppi che ci piacevano alle altre etichette. Fintanto che non abbiamo finalmente trovato un gruppo che ci esaltava e che fosse svincolato da impegni contrattuali, ovvero gli amici e concittadini Settlefish. Poi sono arrivate le altrettanto esaltanti prove di Disco Drive e Death Of Anna Karina che hanno trovato naturale dimora presso la Unhip anche per la spiccata sensibilità per quello che accade fuori dai nostri confini. Il fatto che conoscessi già tutti e tre i gruppi anche personalmente e umanamente ha accelerato il processo di trasformazione da etichetta per singoli progetti ad etichetta con un roster “attivo” di gruppi che pubblica regolarmente e solo per Unhip. In quanti siete a seguire il lavoro per l’etichetta? Fai tutto da te o c’è qualcuno “esterno” che ti da una mano? Faccio quasi tutto io, gli altri Unhipsters Giovanni Lorenzoni, Amedeo Bruni e Arturo Compagnoni contribuiscono alla causa con le proprie risorse ma avendo altri lavori “seri” non riescono a dedicarsi alla causa come vorrebbero. Una grossa mano la ricevo anche dai gruppi stessi e da amici vari che mi aiutano per alcuni aspetti (come per esempio Paul e Fabrizio per il sito internet). Studiando un po’ il catalogo della Unhip Records ho visto una serie interessante di Split con artisti coinvolti tra loro molto eterogenei: penso a Fantomas, Melt Banana, Isan, Lali Puna... c’è una sorta di ideologia “estetica” dietro le vostre produzioni? Dal punto di vista estetico c’è certamente una linea comune per quel che riguarda la veste grafica. All’interno dei singoli split c’è in realtà omogeneità perchè è il criterio principale che mi fa scegliere gli accoppiamenti. Tra uno split e l’altro invece ci sono grandi differenze che sono il frutto della grande diversità nei gusti che ho sempre avuto. Parliamo delle vostre tre ultime uscite più importanti di cui ho parlato nello speciale dedicato alla tua etichetta: Disco Drive, Settlefish e The Death Of Anna Karina. Aspettative per questi album? Sei soddisfatto di come siano riusciti? Se non fossi stato soddisfatto di come fossero riusciti non li avrei pubblicati.... Ho pensato da subito che fossero tre dischi clamorosi e mi aspettavo che anche delle buone sensazioni da parte degli appassionati di musica. Se aggiungiamo che dal vivo asfaltano chiunque, diventa difficile essere modesti a riguardo. Cosa pensi del mercato discografico italiano se paragonato al mercato estero? Vedi un cambiamento in termini di “possibile ricettività” e, quindi, possibilità di espansione (non solo economica, ovvio) per la tua etichetta? La Unhip ha iniziato solo all’estero (i sette pollici in Italia non venivano recensiti da nessuno e nemmeno distribuiti) e si è fatta un nome da noi solo da quando ha iniziato a pubblicare album interi (anche su cd). Non mi lamenterei troppo dell’Italia anche se obiettivamente certi mercati sono più ricettivi per motivi di maggior tradizione e sviluppo anche della nicchia indipendente. Anche da noi si sta sviluppando un bel network, comunque: agenzie, etichette, locali, gruppi, media…Sono fiducioso che si possa colmare presto il gap. Quanto pensi stia influendo il ruolo di internet e del famigerato”file sharing” nella diffusione di nuove mode musicali? E non parlo solo di Bloc Party e Franz Ferdinand, ma anche (e soprattutto) di tendenze apparentemente più sotterranee come ad esempio tutta l’estetica della Morr Music. Pensi che l’Adsl sia stata un guadagno per le realtà “minori” o c’è solo da perderci? Internet in generale è sicuramente fondamentale per poter comunicare e promuoversi, tramite e-mail mantengo tutti i contatti e non uso più il telefono. Il file sharing ha i suoi lati positivi e quelli negativi. Esempio: alcune persone non comprano più i dischi e scaricano solamente (il che va un po’ in direzione opposta a quello che la Unhip ha come filosofia, vista la cura maniacale con cui curiamo l’aspetto estetico, oltre che per quello della qualità del suono “da audiofili”). Il lato positivo è che il file sharing mette a disposizione una mastodontica biblioteca dove poter è possibile “farsi una cultura” di musica senza dover spendere cifre esorbitanti, e alcuni comunque lo utilizzano “eticamente” ascoltando la musica gratis ma quando ritenuta meritevole poi acquistano il disco vero e proprio. Il fatto che comunque la Unhip continui a stampare vinile la dice lunga su l’amarezza che provo quando gli sbarbi con l’i-pod ai banchetti chiedono “che cos’è?” quando vedono un vinile. Qualche anticipazione per il 2006? Ci sono nuove uscite discografiche in cantiere? *may: DISCO DRIVE new ep (CD/vinyl) *may: OFFLAGA DISCO PAX “socialismo tascabile” LP only (contiene l’inedita “cioccolato IACP”) *june: SETTLEFISH new “acoustic” ep (CD/vinyl) (brani di the plural of the choir riarrangiati in versione acustica) *july: EGLE SOMMACAL debut album CD/LP (ex-chitarrista e autore dei massimo volume, disco per sola chitarra usando la tecnica del finger-picking) *december: CALEXICO/THE BLACK HEART PROCESSION collaborative album CD/LP (on touch&go in the u.s.) *RED RED MEAT tribute cd/lp *early 2007: new settlefish and disco drive albums
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