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GASTR DEL SOL The Harp Factory On Lake Street (Table Of The Elements/Wide)
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Autore: Roberto Michieletto
Era il 1994 e i Gastr Del Sol, assieme ad altri, stavano (consapevolmente o meno) costruendo quello che è poi diventato un genere musicale determinante per lo sviluppo storico degli anni ’90, ovvero il post rock. Si è fatto un gran dibattere a proposito del termine (di per se stesso, in senso letterale, e per ciò che ha rappresentato) e di certo la ristampa di ‘The Harp Factory On Lake Street’ non aiuterà a chiarire i dubbi di chi ancora si ostina a cercare di dare un significato uniforme a un suono, che per natura e nascita, non può essere definito e va ben oltre il rock. Nell’unico pezzo di 17 minuti e una manciata di secondi che compone l’EP David Grubbs (proveniente da esperienze fondamentali quali Bastro e Squirrel Bait) e Jim O’Rourke prendevano le distanze da ciò con cui si erano cimentati in ‘The Serpentine Similar’ e ‘Crookt, Crackt, Or Fly’, per entrare in un universo orchestrale e cameristico contemporaneo. Teniamo solo conto del fatto che per la composizione e l’esecuzione del brano i due si avvalsero dell’apporto di rinomati strumentisti provenienti da gruppi come Tortoise, Shellac, Dazzling Killmen, Brise Glace e Vandermark 5, mettendo insieme un ensemble aperto ed esteso a trombone, violino, violoncello, piano, sintetizzatori, clarinetto, ecc.! L’effetto sortito è straniante, dissonante, quieto e disturbante, disarmonico, atonale, avanguardista e lontanissimo da ciò che si è soliti intendere con rock e in quanto tale post rock.
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