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JANITOR Qoumran 4-Ever (Tesco/Audioglobe)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
A volte il cercare di penetrare nella mente dei musicisti non è impresa affatto semplice. Specie se ci si confronta con personalità forti (e Peter Andersson, aka Lina Baby Doll di Deutsch Nepal, e Benny Nilsen di Hazard tali sono). Specie se costoro hanno alle spalle un pregresso discografico rilevante (e ‘Qoumran 4-Ever’ è il terzo lavoro che pubblicano a nome Janitor, oltre a tutto quanto fatto altrove, ovviamente). E specie se il frutto delle loro meditazioni sonore è radicato negli anfratti più oscuri del sapere cerebrale, ma anche della percezione interiore (che essa poi sia sentimentale, spirituale, trascendente, magica o esoterica, poco importa al fine del ragionamento). Questo per dire che, ad esempio, i 33 minuti abbondanti di drone ambientali e rituali ipnotici che prendono forma in ‘The Need For A Holy Spirit’ non possono essere spiegati in alcun modo se non facendo riferimento al titolo stesso del pezzo, visto che il significato “mistico” trascende di certo quello sonoro. Ma tutto il disco è intrigante, anche quando i brani assumono sembianze più amichevoli, come nell’iniziale ‘Quomran Inflight’ o nella successiva e meravigliosa ‘Humanity’, dove pop minimale, elettronica stratificata e voci suadenti ti si appiccicano addosso e ti lasciano un retrogusto Coil delizioso (che si ritrova pure in ‘Bridges’). E poi c’è l’elettronica rituale di ‘A Secret Hidden In The Golden Sand’ e la circolarità sintetico, psichedelica, romantica e liturgica di ‘Habelsbolet - Port Said’. Insomma si tratta di un’opera da avere assolutamente, in quanto figlia di ispirazione elevatissima.
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