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NI HAO! Gorgeous (Tzadik/Demos) AYUO Aoi (Tzadik/Demos) OKKYUNG LEE Nihm (Tzadik/Demos) AFRIRA
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Lo stato dell’arte (musicale) in Giappone, almeno volendosi limitare a una disamina sulla situazione attuale, non offre spunti critici particolarmente degni di interesse. Infatti, analizzando con attenzione il quadro complessivo, ci rendiamo conto che dopo la scuola storica, quella da cui sono emersi (con modalità e sonorità diverse) Ghost, Merzbow, Boredoms, Zeni Geva, Ikue Mori, Keiji Haino, Otomo Yoshihide, Acid Mothers Temple, ecc., si è verificata una particolare involuzione, che ha portato alla nascita di parecchie band, ma pochissime hanno saputo lasciare segni tangibili. Prova ne siano queste nuove uscite provenienti dal Sol Levante (o zone limitrofe e quindi affini) e che ci vengono sdoganate, come spesso accade, dalla (comunque benemerita) Tzadik. E Ni Hao! sono l’esempio lampante di quanto appena detto; da un terzetto al femminile di due bassi, batteria e tre voci ti aspetteresti energia, forza esecutiva, creatività e spericolatezze varie, invece ci si trova di fronte a venti tracce di rock allegorico indie/melodico in salsa nipponica, spesso prevedibile e con l’utilizzo delle parti cantate in modalità infantile/irritante, che ormai ha spaccato le palle a tutti e che penalizza oltre quelli che sono già i suoi demeriti un disco come ‘Gorgeous’. Con Ayuo si migliora di certo per quel che concerne la valenza intellettuale delle composizioni e per la ricerca che sottende la loro stesura, però i sei pezzi non riescono ad essere così comunicativi (verso l’ascoltatore) come ci si aspetterebbe. Tra suoni e strumenti tradizionali, esplorazioni elettroniche/atmosferiche, dilatazioni di chitarra, dissonanze psichedeliche, evocazioni e invocazioni ancestrali e minimalismo, si viene condotti lungo un percorso di introspezione spirituale, che però non riesce a illuminare il nucleo dell’anima e neppure a convincere pienamente sul piano sonoro (ad esclusione di ‘11:30 On The Morning Of March 1’, per solo bouzoki; molto bella). Ci spostiamo in Corea per parlare di Okkyung Lee (pur se ormai vive a Boston da un decennio), creatrice di trame sufficientemente ben strutturate, ma eccessivamente variegate per donare coerenza a ‘Nihm’. Considerandolo alla stregua di una raccolta ci si può accontentare, passando dal jazz alle canzoni tradizionali coreane, dalle piece neoclassiche ai brani eccentrici (l’iniziale ‘On A Windy Day’), da improvvisazioni a narrazioni di solitudini emotive orientali, e il supporto di Trevor Dunn, Ikue Mori, John Hollenbeck e altri non contribuisce di certo a donare uniformità all’opera. Deve ancora lavorare parecchio. Da ultimo ho lasciato il gruppo che si fa portavoce di quello spirito schizofrenico e iconoclasta, che era diventato il punto di forza di parecchie formazioni giapponesi e che si stava smarrendo per strada. Afrirampo è un duo composto da Oni, chitarra e voce, e Pikachu, batteria e voce; due fanciulle amiche delle congregazioni Boredoms e Acid Mothers Temple e tali frequentazioni sono di certo tornate loro utili per mettere insieme undici composizioni dal sapore free noise in bilico tra art metal e rock sbilenco, sebbene ogni tanto si perdano per strada e smarriscano il filo del discorso musicale.
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