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TOBY DRIVER In The L...L...Library Loft (Tzadik/Demos) BRAD LUBMAN Insomniac (Tzadik/Demos)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Due dischi interessanti, decisamente ben concepiti, ben strutturati e carichi di significati sonori. Spessi, verrebbe da dire, non per la pesantezza del sound, ma per la densità dei contenuti musicali, che richiedono un’attenzione particolare da parte dell’ascoltatore, ma che danno in cambio una notevole soddisfazione intellettuale. In particolar modo mi preme segnalare come le quattro lunghe tracce di ‘In The L…L…Library Loft’ (lavoro concepito da Toby Driver, multi strumentista e cantante che è anche parte del gruppo Kayo Dot) riescano a creare un clima, sarebbe meglio utilizzare il termine mood, inquietante e minacciosamente incombente, che oserei definire unico. Un clima che va addirittura oltre il già notevole mescolarsi di sonorità, dal neoclassico all’elettronico ambientale, dall’avanguardia più coraggiosa al rock, dalle rumorose esplorazioni chitarristiche in odore di metallo alle trame di stasi esplorativa di derivazione industriale. Bellissimo. Con Brad Lubman, ci muoviamo in un contesto più classico, laddove però il termine va colto in un soprainsieme di natura sperimentale, non per nulla nel corso della sua carriera ha avuto modo di lavorare al fianco di Luciano Berio, Steve Reich e Pierre Boulez, ma anche con DJ Spooky. Insomma un creativo con una certa dose di versatilità, il che si rispecchia nelle nove composizioni di ‘Insomniac’, per cui lui stesso ci fornisce le macro-categorie di appartenenza. Infatti cinque brani vengono etichettati come elettronici, mentre la suite ‘Jumping To Conclusions’, suddivisa in quattro atti, viene etichettata come “electronic music with string quartet”, dove il quartetto (Zangiacomo) è composto da due violini, una viola e un violoncello. Le partiture più propriamente elettroniche sono assai diversificate e spaziano da situazioni quasi orientaleggianti a momenti industriali puri, mentre il pezzo “misto” è, secondo mio modesto parere, un capolavoro, riuscendo a far coesistere in modo spontaneo due anime sonore così distinte, come solo il miglior David Shea è in grado di fare.
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