Una delle mie più grandi preoccupazioni quando mi trovo a dover recensire il lavoro di un artista sconosciuto è il riuscire a valutare se e quando potrei avere voglia (e potrebbe averne l’ascoltatore) di rimettere nel lettore l’opera in questione anche dopo finito il mio lavoro. Il più delle volte dei dischi, dei titoli dei brani e dei nomi degli artisti mi dimentico dopo cinque secondi (anche se alla fine il disco era buono), e se qualcuno mi propone di riascoltarlo gli sputo su un occhio. Altre volte, anche se il disco è pessimo, capita che telefono ad amici sgomitando e dicendo “senti sta merda!!!”, per condividere il mio dolore con qualcuno. Ovviamente non faccio nomi, anche perché mi hanno già scritto indignati… Insomma, il paradosso è qui. Con David Starr, di Fano (almeno credo), ex chitarrista dei Giorgioraiban, che ha or ora scoperto Absynth (un sintetizzatore software) e ci ha giocato una mezz’oretta pensando a una sua brutta esperienza del passato: una settimana di coma. “In Coma”, questo il titolo della sua opera, è una suite di 28 minuti (c’è andata bene, poteva essere una settimana) di elettronica ambient/noise abrasiva, con cambi di atmosfera non bruschi ma nemmeno impercettibili ogni cinque o sei minuti circa, e con un uso criminoso del concetto di stereofonia: se l’avessi sentito in cuffia non sarei qui a scriverne ma in una qualche corsia di un ospedale a caso. Il paradosso è che ora avrei voglia di riascoltarlo, mentre invece mi tocca sentire i Madeleine Sirugo. Contatti: davidstarr@libero.it www.lapiattaforma.tk