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Luca Ronconi, un grande Barbiere di Siviglia al R.O.F.
Proscenio
Autore: Paolo F. Appignanesi
Il Barbiere di Siviglia messo in scena lo scorso Agosto nell’ambito del R.O.F. (Rossini Opera Festival) a Pesaro è stato quanto di più straordinario visivamente e vocalmente si possa sperare di poter incontrare nei teatri d’opera di tutto il mondo. Nata dallo sforzo congiunto di tre enti lirici (Pesaro, Bologna e Verona), questa produzione annoverava nel cast nomi importantissimi del panorama mondiale operistico. La regia di Luca Ronconi si affidava alle scene del grande architetto Gae Aulenti, già autrice in passato di spazi scenici per il maestro, ed ai costumi di Giovanna Buzzi. Tra gli interpreti spiccavano su tutti Juan Diego Flórez, un Conte d’Almaviva che ad oggi non ha rivali, tanto da dover scomodare un Tito Schipa per averne un giusto paragone, e Joyce Di Donato, che ha saputo dare a Rosina voce e carattere di assoluta perfezione. Lo spettacolo, in scena al Palasport di Pesaro, inizia nel silenzio, con la scena sgombra al cui centro troviamo un marchingegno con ruote il quale ospita un vecchio proiettore da cinema ed uno schermo sul quale viene dato un film del 1946. Si tratta della versione cinematografica del Barbiere di Siviglia, regia di Mario Costa con Tito Gobbi, Ferruccio Tagliavini e Nelly Corradi. Per Ronconi quello è il passato, rappresenta la base da cui partire per rinnovare il teatro; non dimenticare ciò che è stato ma conoscerlo per essere in grado di dire qualcosa di nuovo. Le luci si accendono ed a destra del palcoscenico, troviamo una cabina di controllo per la registrazione, ruotata di 90°, con un tecnico che, sfidando la forza di gravità grazie ad un mini ascensore, si sposta di continuo per regolare i propri strumenti. E’ la vera chiave di volta per poter interpretare tutto il resto dello spettacolo, il LA per arrivare alla comprensione di uno spazio scenico altrimenti ostico alla comprensione. Gli elementi scenografici, difatti, non vivono solo sul palco, ma, soprattutto nella prima parte, scendono dalla graticcia appesi a cavi d’acciaio. La scenografa, rivisitando una sua scenografia del Barbiere datata 1975 per l’Odeón di Parigi, sempre con la regia di Ronconi, ci propone oggetti squadrati, che vivono più di verticalità che di orizzontalità, e che sono un tutt’uno con i cavi che li sorreggono quasi si trattasse di tasselli di una scena che si comporrà con il tempo. E così ritroviamo Rosina in una struttura composta da bauli di diverse dimensioni appesa a 2 metri da terra daella quale lei, attraverso sportelli posti in varie zone, fa capolino per cantare. Di sotto, un Conte d’Almaviva in abiti settecenteschi che la rimira e si ritrova tra le braccia una chitarra, anch’essa scesa dalla graticcia, con la quale esegue la stupenda serenata iniziale. Il primo atto è un continuo intervenire di moduli appesi che scendono a diverse altezze a formare un quadro di una potenza visiva fenomenale. Lo spettatore è costantemente spiazzato, anche per la pregevole meticolosità con la quale tutto è studiato. Gli interpreti tutti, mai come in questo caso, si possono considerare attori e di pregevole bravura, con la stella Flórez su tutti. Questo giovane tenore cileno, che proprio grazie al R.O.F. iniziò la sua brillante carriera, è in costante crescita, sia a livello vocale che recitativo. Ha una naturalezza in scena degna di un attore di razza, hai dei tempi comici strabilianti ed una mimica incredibile. Il pubblico alternava stupore a riso sfrenato, senza soluzione di continuità. Travestito da soldato, Flórez, dà prova di incredibile talento muovendosi come un vero ubriaco e lasciando che la voce ne segua l’andamento del corpo. Per Figaro la situazione è leggermente diversa, il Baritono Jenis, ha saputo tratteggiare bene il personaggio, con una bella timbrica ed una buona presenza in scena, diciamo che sarebbe stato protagonista assoluto in una produzione senza Flórez. Tuttavia, Ronconi ha studiato per lui delle situazioni simili a quelle di un musical di Broadway del quale egli è la superstar. Alcuni mimi vestiti come nel film del ’46, eseguono una coreografia muovendo in scena una pedana che ospita specchiere e sedili da barbiere. Sul fondo neon colorarti, simili a quelle dei cabaret americani, ripetono in varie lingue il titolo dell’opera. Tutto avviene come in un sogno del quale Figaro è l’artefice per la gioia del conte. Sempre nel primo atto sono da ricordare le sequenze con i cantanti seduti su delle sedie appese ad altezze diverse, i quali salgono o scendono a seconda della foga del loro cantare. Il tutto mentre il tecnico continua a registrare ed a controllare la sua strumentazione, come se filtrasse tutto ciò che di buono aveva il Barbiere del ’46 per mantenerlo in un allestimento che si propone come un punto di riferimento da qui in poi. Il secondo atto vede la cabina di registrazione vuota e spenta, nessuno più vi lavora. Non c’è più bisogno che qualcuno vi lavori, non è necessario, il percorso artistico è concluso, da qui in poi questo nuovo Barbiere può andare con le sue gambe. Troviamo ora il conte in abiti da prete per poter avvicinare Rosina, pronto a cogliere la minima occasione per portarla via con sé. Anche qui Flórez da prova di grande attore, modificando del tutto il suo modo di recitare e di cantare. La scena ora è sgombra, niente più scende dall’alto. A terra c’è un enorme sagomato che ruotando diviene la facciata della casa di Bartolo. Figaro ed il Conte portano una scala in scena e la sagoma, ruotando di nuovo verso terra, li proietta all’interno dell’abitazione. Anche in questo caso il cinema torna a farla da padrone, con una citazione così forte da Buster Keaton, Ronconi vuole sottolineare ancora una volta il forte legame tra il passato ed il presente. Il rocambolesco finale porta ad un lieto fine nel quale dei mimi travestiti con i vari abiti del conte d’Almaviva (conte settecentesco, soldato e prete), legano Bartolo e permettono ai due innamorati di coronare il loro sogno d’amore. Grande successo di pubblico e di critica, questo Barbiere di Siviglia si è rivelato perfetto in ogni sua parte ed ha ricordato a tutti, se ancora ce n’era bisogno, lo splendido lavoro che svolgono a Pesaro ormai da molti anni. Il Rossini Opera Festival è senza alcun dubbio il maggior vanto che le Marche musicali possiedano. Una manifestazione che porta ogni estate in scena produzioni di elevatissimo livello, sempre in continua crescita, e che fa esordire e crescere talenti assoluti come quello di Juan Diego Flórez. Ormai famosissimo in tutto il mondo, protagonista nei teatri di tutto il mondo come il MET a New York, Flórez è rimasto legatissimo a Pesaro e continua a tornarvi ogni estate, regalandoci ogni volta interpretazioni memorabili. SCHEDA TECNICA: IL BARBIERE DI SIVIGLIA Pesaro - Palafestival 10, 13, 16, 19, 22 Agosto 2006 Melodramma buffo in due atti di Cesare Sterbini - Musica di Gioachino Rossini - Edizione critica Casa Ricordi, a cura di Alberto Zedda Direttore DANIELE GATTI Regia LUCA RONCONI Scene GAE AULENTI Costumi GIOVANNA BUZZI Progetto luci GUIDO LEVI Interpreti: Il Conte d’Almaviva JUAN DIEGO FLÓREZ Rosina JOYCE DI DONATO Figaro DALIBOR JENIS Bartolo BRUNO DE SIMONE Basilio NATALE DE CAROLIS CORO DA CAMERA DI PRAGA Maestro del Coro Lubomír Matl ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA Nuova co-produzione con la Fondazione Arena di Verona In collaborazione con il Teatro Comunale di Bologna
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