Rubrica
Questo mese:
Le rubriche di questo mese:
INTERVISTA AGLI AMARI
Gold Sounds
Autore: Emanuele Barletta
Incontro Dariella e il Pasta prima del loro concerto al Thermos di Ancona per qualche domanda sul loro ultimo (e ottimo) Grand Master Mogol. Ecco la cronaca di un’intervista evolutasi spontaneamente in una bella e divertente chiacchierata. Partiamo dal vostro ultimo album, Grand Master Mogol. In una vostra intervista a Rumore avete dichiarato che questo disco è stato per voi una specie di scommessa, un tentativo di fare il punto su questi quasi 10 anni di carriera. Siete soddisfatti del risultato che avete ottenuto? P. Per quanto riguarda il riscontro, decisamente si! Da un punto di vista strettamente musicale abbiamo in effetti cercato di rimettere un po’ in fila le idee che avevamo già sviluppato in Apetheke e in Gamera, considerato anche il fatto che il nostro suono ha tantissime influenze diverse. Ecco, cerchiamo di capire come si è sviluppato il vostro suono nel corso degli anni. Dopo Corporali avete tirato fuori un disco come Apotheke, che voi stessi avete spesso dichiarato essere un album molto “pop” per quanto riguarda la sua impostazione. Poi è stata la volta di Gamera, un disco più complesso, quasi sperimentale - penso a “Gamera” come “camera”, luogo privilegiato delle sperimentazioni laptroniche - ma con una componente ludica al suo interno (la parola “Game”)… P. Però, bella questa interpretazione! E’ la prima volta che la sento! In realtà noi diciamo Gamèra, con l’accento sulla E, ed all’inizio era solo il nome della cartella con i file delle canzoni sul nostro pc. Non solo: Gamera era anche un pupazzone giapponese nemico di Godzilla, ed era un nome che ci piaceva perché pensavamo rappresentasse molto bene la bestia sonora che ci stava venendo fuori. Però anche la tua lettura è interessante, visto e considerato come suona il disco. Infatti, in più di un frangente mi ricorda diverse cose del giro della Anticon… D. Si, è vero, anche se principalmente Gamera è stato per noi un modo per metterci alla prova, per capire se eravamo ancora in grado di fare “musica farraginosa”. Se hai visitato il nostro sito internet ti sarai accorto di come il termine “farraginoso” rappresenti al meglio il nostro modo di fare musica, e cioè riuscire a tenere insieme componenti ed influenze tra loro diversissime. Paradossalmente posso dirti che è stato quasi più sperimentale Apotheke, proprio perché era un disco con una componente “pop” che all’epoca era per noi del tutto nuova. E probabilmente Grand Master Mogol riassume un po’ questa nostra doppia identità, sia quella più sperimentale che quella più strettamente pop. Torniamo proprio su Grand Master Mogol. In molti hanno voluto sottolineare come in questo vostro ultimo disco risuoni parecchio l’influenza del cantautorato italiano, già dal titolo. Io preferirei però paragonarlo ad Elephant Eyeleash, ultimo album di Why?. Che ne pensate? D. Senza dubbio abbiamo dei punti in comune con Why?. Siamo stati anche a vederlo dal vivo recentemente, apprezziamo molto il suo modo di fare musica, ma penso che Grand Master Mogol sia un disco più “europeo”. E non parlo solo della matrice hip-hop del suono di Elephant Eyeleash: la sua musica ha delle radici molto più profonde nel suono folk americano… Tanto che sembra un remix di un qualsiasi album dei Death Cab For Cutie o dei Bright Eyes! P. Esatto! In linea di massima penso anch’io che in Grand Master Mogol abbiamo fatto qualcosa di diverso, anche se effettivamente abbiamo in comune un certa metodologia di approccio alla musica. Grand Master Mogol ha però dei riferimenti diversi: penso, come hai detto giustamente tu, alla melodia del cantautorato italiano, al synth-pop, all’elettronica tedesca piuttosto che alla dance inglese… C’è un vostro pezzo intitolato Tremendamente belli che ho trovato molto interessante. Avete tra l’altro spesso dichiarato come sia in realtà una critica al mondo indie… D. A dire il vero ‘sta cosa qua l’hanno detta spesso i giornalisti! Soprattutto quelli che si occupano di indie rock e affini. In realtà il pezzo è per così dire ispirato alla realtà provinciale più vicina a noi, e cioè quella di Udine, ma penso possa essere un discorso molto generalizzabile a tutta la provincia italiana. E non solo per quanto riguarda l’indie. P. Si, alla fine una critica del genere è applicabile anche ad altre “scene”: indie, metal, hardcore, hip-hop… A proposito di stile hip-hop: voi siete stati più volte inseriti nella scena rap italiana, anche se in realtà la vostra identità musicale ha delle basi formalmente più lontane. A quanto so io, voi avete iniziato addirittura facendo crossover… P. Esatto, ma non solo: noi come musicisti abbiamo iniziato suonando hardcore, metal, e anche crossover. Tieni conto che stiamo parlando dei primi anni ’90, un periodo storico in cui ancora non si facevano delle distinzioni così rigide tra le varie scene. C’era molta più possibilità di intersezione tra i vari ambienti, anche se l’hip-hop era già qualcosa di molto ben definito e con dei dogmi precisi. Ricordo i chilometri e chilometri macinati in treno con Dario per andare alla più disparate convention hip-hop italiane… E se non ricordo male è proprio in una di queste convention, a Rimini, che tu e Dario avete provato ad allargare il concetto di hip-hop inserendo elementi nuovi nel linguaggio. D. Si, ma se vuoi una nota folkloristica devi sapere che gli Amari sono nati proprio qua ad Ancona! Ricordo ancora il Juice, una meravigliosa e caotica del convention del ’95, che poi è stata anche l’ultima visti i problemi organizzativi che vennero fuori. Questo dunque conferma i racconti di chi ogni volta mi parla della scena hip-hop di Ancona di qualche anno fa! D. Ne parlavamo non troppo tempo fa proprio con Daniele Rumori della Homesleep, che all’epoca era stato uno degli organizzatori del Juice… P. Buffo, no? Ma posso garantirti che confrontandomi spesso con altre persone con un giro diverso dal nostro, vengo a sapere che hanno avuto un insospettabile passato nell’hip-hop! Del resto l’hip-hop è arrivato in Italia intorno ai primi anni ’90, e non era ancora uno stile musicale così come stiamo imparando a conoscerlo oggi. Era piuttosto un vero e proprio mezzo espressivo, divenuto poi un fenomeno generazionale. Successivamente molta gente ha continuato a concentrarsi sul rap, mentre molti altri hanno preferito spostarsi in un’altra direzione, come appunto l’indie-rock. Inquadriamo invece quelo che sta succedendo in questi ultimi tempi: lo scenario mi sembra abbastanza definito. L’hip-hop è diventato un vero e proprio stile da vendere ai ragazzini, e le major stanno passando al setaccio l’underground alla ricerca del nuovo fenomeno commerciale. Penso magari a Caparezza, uno che gioca con le parole in modo tutto sommato interessante, e che esce per la Virgin. O anche a Fabri Fibra, giusto per citare un marchigiano con anni di gavetta e autoproduzioni alle spalle, che ha recentemente firmato per la Universal. P. Ho l’impressione che l’Italia stia ancora sotto l’effetto dell’ondata post Eight Mile. Eminem ha sicuramente avuto il merito di riportare una certa attenzione sull’hip-hop, anche se con effetti non del tutto positivi. Penso ad uno come Mondomarcio, una sorta di clone di Eminem che proprio per questo è stato messo sotto contratto da una major. Ecco, da questo punto di vista vedo una differenza con i rappers di 10 anni fa: oggi c’è più attenzione ad esibire uno stile proprio piuttosto che concentrarsi sul mezzo espressivo musicale. Vedi ad esempio lo stesso Caparezza, che tu hai citato, o Frankie Hi-NRG. La scena degli anni ’90 non esaltava le individualità o le peculiarità dei singoli rappers: Frankie è riuscito a resistere perché ha un suo carattere, una personalità molto forte. Non si può però negare il fatto che MTV e la stampa musicale abbiano contribuito ad appiattire molto le cose. Uno come Mondomarcio sembra esibire stile piuttosto che veri contenuti interessanti. P. Certo, poi sarà il tempo a dire se uno come lui riuscirà a resistere. Di certo c’è che l’appoggio (anche economico) di una major è per lui una bella spinta. Ma allo stato attuale delle cose non è possibile dire se i quattordicenni che lo ascoltano oggi tra due o tre anni si sposteranno in altre direzioni. Magari torneranno di moda i Verdena, chi può dirlo? Torniamo un po’ a voi. Parliamo delle vostre influenze, che come voi avete detto sono molto varie ed eterogee. Anzi, facciamo così: io vi dico cosa ho sentito in Grand Master Mogol, poi commentate. Iniziamo dalla Anticon e la DFA. P. Uhm, si, ma i nostri pezzi sono prodotti meglio di quelli di LCD Soundystem! (risate) Che mi dite invece della Morr Music? D. La Morr è stata un’etichetta per noi importante soprattutto negli anni passati, anche se sinceramente più che la Morr ci interessano i personaggi che hanno collaborato con loro dall’esterno. Un nome su tutti: i Notwist. P. Paradossale, non trovi? Il disco chiave per capire l’estetica della Morr è Neon Golden dei Notwist, ma non è un disco uscito per la Morr! Il resto del loro catalogo è costituito da band che sono come un riempitivo, un raccogliere l’eredità di quell’album. D. Gli stessi Lali Puna e anche i Ms. John Soda, che tentano un po’ di tirare le fila del discorso, sono in realtà giusto dei buoni riempitivi, ma il suono della Morr è qualcosa di molto standardizzato e riconoscibile. P. Sicuramente Neon Golden aveva una profondità diversa nei suoni, oltre che delle grandissime canzoni. Per quanto riguarda invece la Warp? D. La Warp c’è sempre nei nostri dischi! Siamo cresciuti con quel tipo di elettronica li, quindi bene o male quella sarà un influenza che ci porteremo dietro sempre. Soprattutto i Boards Of Canada, che troverai in qualsiasi altro disco che esce per la nostra Riotmaker. Sono magici, non penso possa esistere un altro termine per descriverli. Fanno musica con la M maiuscola. P. Non sono neanche così ben definibili sotto l’aspetto musicale: fanno pop, ambient, elettronica. Mentre la maggior parte del catalogo Warp sembra essere pieno di cloni del primo Aphex Twin, i Boards Of Canada sfuggono a qualsiasi tipo di definizione e restano inimitabili! Che rapporto avete invece con la “musica con le chitarre”? Mi riferisco in particolare ai Death Cab For Cutie, giusto perché sono una mia fissa personale. P. Li ascoltiamo tutti parecchio, direi che può starci. D. Si, ma poi vedi, la chitarra è uno strumento con una sua storia tale che chiunque faccia musica non potrà mai ignorare. Avete già avuto qualche contatto con delle major? (in coro) Hai voglia! P. Abbiamo grattato le loro porte per anni, senza essere cagati da nessuno. Poi appena abbiamo deciso di fare le cose da soli con la nostra Riotmaker, tutti li a contattarci! Ok, parlando seriamente: a livello economico lavorare con un major sarebbe il massimo, per le nostre tasche soprattutto, ma sappiamo per esperienza che hanno metodi di lavoro orribili e approssimativi. D. Ma non è tanto un discorso relativo alle major in generale, quanto piuttosto qualcosa di circoscritto alla realtà italiana. In Italia non c’è gente che sa lavorare con la musica, tutto qui. Prendi la Virgin in Inghilterra, o qualsiasi altra major: chi ha pompato l’indie rock fino a farlo diventare mainstream? P. Invece ce lo vedi un A&R italiano che ha le palle per scommettere su una band come gli Amari? Impossibile. E anche ci fosse gente disposta a darci delle chance si ritroverebbe a combattere contro dei mulini a vento, ovvero le solite sovrastrutture sociali e politiche del nostro paese. D. Ad ogni modo, dovessimo fare un esempio di un eventuale modello da seguire in vista di un approdo su major, ti diremmo DFA. James Murphy è riuscito a metterla nel culo alla Emi, avendo dimostrato che qualsiasi cosa lui produca riesce anche ad essere venduta bene. Ha imposto alla grande multinazionale quelle che sono le sue scelte artistiche, mica roba da poco. Ma non è un esempio proponibile anche all’Italia: un simile livello di autonomia artistica è impensabile. Da noi decide chi caccia i soldi per la produzione, la band non può neanche scegliersi il produttore per il suo disco. Assurdo, non ti pare? Ma ammettiamo pure che un bel giorno gli Amari decidano di fare il grande passo e firmare per una major. C’è un produttore con cui vi piacerebbe veramente lavorare? Sia esso un nome realistico o solo un bel sogno nel cassetto… P. Uhm, più che per un disco intero avrei in mente qualche nome per delle collaborazioni. Penso appunto ala DFA… D. Anche se obiettivamente James Murphy ci piacerebbe più per il nome che per altro, anche perché dopo qualche anno inizi ad avere una solita di autonomia artistica, per cui è difficile per noi fare una scelta a livello di estetica sonora. Oh, fermo restando che uscire su DFA adesso come adesso sarebbe proprio un gran bel colpo! Oppure uno proprio bravo, tipo Nigel Goldrich, cioè qualcuno che abbia una personalità e un suono riconoscibile. O Rick Rubin, un personaggio “storico” che stimiamo molto anche perché ha praticamente inventato Run DMC e i Beastie Boys, cosa mica da poco! Ultima domanda: avete spesso parlato delle vostre influenze, molto varie ed eterogenee. Vi chiedo quindi la solita playlist personale, 5 nomi (o anche di più) che avete in testa in questo periodo. P. Premesso che quando siamo sul bus litighiamo sempre un casino per decidere chi cambia i dischi e che 5 nomi sono veramente troppo pochi…proviamo! Inizio dall’ultimo album di Vinicio Capossela, che abbiamo ascoltato mentre venivamo qua ad Ancona, e devo dire che ci ha colpito parecchio. Poi un altro disco che piace un po’ a tutti è quello di Kayne West, anche se ormai è uscito da qualche mese. Anche Death From Above 1979 è un bel disco, sia l’album ufficiale che quelo di remix: c’abbiamo messo un po’ a scoprirlo, ma devo dire che effettivamente ha un gran bel suono. D. Abbiamo consumato parecchio anche il disco di Akron/Family, molto bello davvero. Poi ok, l’ultimo di Why?, anche se non recentissimo, di cui dicevamo all’inizio. I Death Cab For Cutie sono sempre ben accetti, anche se forse Plans non è proprio il loro album migliore. Quelli prima avevamo una profondità diversa, penso ad esempio al bellissimo Transatlanticism, o anche a We’ve the facts we’re voting yes.
Articoli della rubrica:

























































