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FEVER In The City Of Sleep (Kemado Records/Wide)
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Autore: Roberto Michieletto
Diciamo pure che la biografia ci ha azzeccato nel momento in cui ha scritto che i Fever sono un ideale punto di incontro tra i Bad Seeds di Nick Cave e i Beach Boys, volendo in tal modo rimarcare il fatto che la band è in grado di comporre canzoni sostanzialmente pop e che tendono evidentemente verso le ballate noir e cinematografiche. Inoltre aggiungeteci un feeling anni ‘50/’60 che trasuda dall’immaginario ipotetico del gruppo e una serie di strumenti “alternativi” addizionati (marimba, xilofono, pump organ, ecc.), che rendono più coreografico il sound. In certi frangenti sonori si assestano dalle parti di un rock tradizionale statunitense (sia movimentato, che sonnolento), in altri vanno a popolare gli strip bar sudici e fumosi di New York, ma complessivamente è quel misto di atmosfere plumbee e orecchiabilità da funerale non necessariamente triste che prevale all’interno dei sedici brani.
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