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MINUS45DEGREES Mute (Genet Records)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
È persino troppo evidente che in mezzo a una moltitudine ancora numerabile, ma che ormai viaggia oltre le migliaia di uscite discografiche mensili, non sia più possibile discernere con cognizione di causa ed è innegabile che una marea di dischi vadano smarriti (come esposizione e possibilità di essere ascoltati/divulgati). Non esistono dighe a monte, non c’è più modo di costruire argini di contenimento e il fiume è tracimato. Ed è un peccato che così facendo neppure più chi ha davvero qualcosa di significativo da proporre abbia l’opportunità di emergere, dal momento che ci sono più probabilità di non venire sentiti piuttosto che il viceversa. Mi domando, ad esempio, se i Fear Factory uscissero adesso (con tutte le trasposizioni di genere e di momento storico che volete introdurre) cosa accadrebbe? Finirebbero forse travolti dalle onde o avrebbero la buona sorte di essere notati? Chiaro che con i se e con i ma non si vada da nessuna parte, però chiedetevi cosa vi state perdendo e forse capirete perché insisto così tanto sulla mancanza di filtri da parte delle label. Detto ciò, quanti avranno voglia di mettersi alla ricerca dei Minus45Degrees? Non lo so, pur se spero che lo farete, perché la band belga ha partorito un album notevole. Il ceppo etnico è quello dell’hardcore contaminato, ma se state pensando al metal-core o all’emo-core siete fuori strada. L’intento è quello di partire da una base di derivazione Dillinger Escape Plane e Converge, però poi, su di un tessuto schizofrenico, tecnico e ricco per varietà di strutture e dinamiche sonore, si va a innestare la passione del gruppo per Tool e A Perfect Circle e da questa commistione (arricchita da innesti di archi e arrangiamenti ben curati) nasce un sound pesante e dinamitardo, ma al contempo ricco di ambientazioni emotive. I Minus45Degrees hanno le carte in regola per rappresentare il passo successivo all’interno dell’evoluzione sonora. Adesso sta a voi premiarli con la vostra fiducia.
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