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IL DISCO DEL MESE: THE FLAMING LIPS At War With The Mystics (CD – Warner, 2006)
Marquee Moon
Autore: Daniele De Liberato
Hanno impiegato più di dieci anni per farsi conoscere e amare da pubblico e critica. In fondo, a cavallo fra ’80 e ’90, nessuno riusciva a prenderli davvero sul serio, o a capire di che pasta fossero fatti. I più li liquidavano definendoli “una versione lisergica dei Sonic Youth”, cosa poi mica tanto sbagliata. C’è voluto un disco come The Soft Bulletin (1999), piccolo capolavoro psych-pop in salsa orchestrale, a fungere da testa d’ariete. Da lì in poi, per Wayne Coyne e soci, è stata di fatto un’ascesa continua, consacrata con la pubblicazione del fantascientifico e post-pinkfloydiano Yoshimi Battles The Pink Robots (2003), disco elettronico e stralunato ma spaventosamente penetrante soprattutto nei suoi episodi migliori (basti qui citare la meravigliosa “Do You Realize?”). Ecco quindi spiegato il perchè At The War With The Mystics sia stato un album lungamente gestato e spasmodicamente atteso. Il risultato? Tutt’altro che deludente, per fortuna. Senza far gridare al capolavoro, infatti, il dodicesimo disco di studio della band dell’Oklahoma compendia sperimentalismo, coraggio e tradizionalismo pop nelle giuste dosi, già a partire dal singolo “Yeah Yeah Yeah Song”, doo-wop robotico su chitarre acustiche che quasi fanno venire in mente un Paul Simon riveduto e corretto per il terzo millennio. “Free Radicals” invece lascia intravedere, neanche tanto sorprendentemente, un vena più heavy: downtempo che sa parecchio del Prince più chitarristico mescolato al Beck di Midnite Vultures e infarcito dei rumori elettronici tanto cari ai Daft Punk. “The Sound Of Failure”, “My Cosmic Autumn Rebellion” e “Vein Of Stars” costituiscono una parentesi che riporta in primo piano le atmosfere oniriche e cosmiche di un disco come Yoshimi…”The Wizard Turns On…”, strumentale in odore di jazz e space-rock notturno, è ripartenza convincente che introduce “It Overtakes Me”, altro sferzante attacco heavy alla “Free Radicals” con tanto di coda vocale alla Roger Waters, ma soprattutto i due momenti migliori dell’intera raccolta, ovvero “Mr. Ambulance Driver” e “Haven’t Got A Clue”: la prima una suggestiva ballad in cui Wayne Coyne torna a cantare uno dei suoi temi preferiti di sempre, ovvero la perdita dei propri cari (le parole sono il punto di vista del fidanzato di una ragazza che sta morendo in ambulanza dopo un incidente stradale), la seconda un brillante pastiche di electro-pop psichedelico reso memorabile dalla produzione “extraterrestre” del solito, sontuoso Dave Fridmann. Del resto la disumana naturalezza dei Flaming Lips riesce anche ad emergere a contatto con la materia del prog-rock: dapprima appena accennata (l’esplosiva “The W.A.N.D.”), poi abbracciata tout court nella suite “Pompeii Am Gotterdammerung”, curiosa ma in fin dei conti trascurabile nella sua velleità di voler ricordare a tratti gli Hawkwind così come i soliti Pink Floyd. Funziona meglio - ed è degna chiusura del disco - l’asciutta “Goin’ On”, ballata in evidente odore di ‘70s rock suonata e cantata come probabilmente avrebbero fatto gli amici-rivali Mercury Rev. Anche loro, del resto, figli delle stelle proprio come la combriccola di Coyne. Difficile dire chi fra i due gruppi riuscirà ad averla vinta. Intanto i Lips hanno fatto un ennesimo passo avanti, forse piccolo ma comunque significativo, anche se in fondo restano sempre i soliti, simpatici marziani che hanno perso per qualche anno-luce l’astronave con cui approdare a Woodstock. www.flaminglips.com
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