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TAGOFEST – REPORT
Sexually Confused
Autore: Massimo Ronchini
Quale giornata migliore per accusare le piaghe italiane del traffico!? È sabato primo luglio. I termometri non si abbassano sotto i trentacinque gradi nemmeno a pagarli, autostrade, camion e macchine sono in preda ad un delirio pazzesco ed i treni, per non abbandonarsi alla solitudine della media perfezione mista meticolosità, accusano ritardi su ritardi appollaiati in un angolo del ring. Ci mettiamo ben sette ore, ci perdiamo un manciata di volte tra le inaffidabili mani del copilota Giovanni (scherzo Giova, non prendertela :)) e tra le sleali strade che popolano la versilia. Finalmente il Tagomago appare davanti ai nostri occhi come una dea greca, siamo sudati ma decisamente vigorosi! Purtroppo, come era chiaro intuire, il clamoroso ritardo ci priva dei concerti degli amici Father Murphy e Franklin Delano, ci consoleremo più tardi con un bagno al mare, a parteciparne: noi, il tramonto ed un bagnino incazzato. La prima considerazione da fare è quella sulle presenze, all’appello infatti, alzano la mano le più importanti indie labels italiane, da Wallace a Snowdonia, dal collettivo Madcap a Psychotica, da Fooltribe a Urtovox passando per Fratto9 under the sky, Burp, Sweet Teddy, Bar la Muerte, Suiteside, Donnabavosa, Anomolo, Pezzente Produzioni dell’amico Marino e tante altre che ora, nel ciglio di un tedioso lunedì mattina, scivolano agevolmente via dalla mia testa. Per quanto ci riguarda, occupiamo alcuni minuti della nostra preziosa esistenza nell’allestire il nostro banchetto, Marinaio Gaio, e cominciamo ad osservarci intorno. L’attenzione del pubblico ai mini live programmati nella tre giorni è indubbiamente buona, nemmeno a farci apposta non mancano alla convocazione neppure quei soliti due/tre metri di vuoto che dividono costantemente il palco con la prima fila. Troppo affascinante questa cosa, perdo diverso tempo nel pensare ininterrottamente a cosa possa esserci in quei gaudiosi ed incalpestabili centimetri di locale...!!! Purtroppo il poco tempo a disposizione, il bighellonaggio che arriva a livelli assurdi e l’attenzione dovuta alle pubbliche e sempre interessanti relazioni con le altre etichette non mi consentono di sentire molti concerti. Tra quelli che sono riuscito a vedermi durante la giornata di sabato ci sono i Milaus, paladini assoluti del più classico indie rock italico, i Sedia dell’amico Mattia, bravi come al solito nel creare atmosfere frenetiche e catturate gli sguardi più curiosi, gli ottimi Caboto ed infine Motorama, sanguigno punk che sa far scuotere bene le testoline dei presenti. Si mangia la pizza e si beve birra in attesa degli ultimi live e del dj set, improvvisamente vengo rapito da un mac, un kaospad ed altri aggeggi elettronici, sono i Riga + D.B.P.I.T., ovvero elettronica ambientale, affascinante ed avvolgente, capace a tratti di abbandonare la strada maestra per percorrere suoni che saltano dal breackbeat all’IDM più sofisticata, davvero molto interessanti. Ci allontaneremo più tardi alla disperata ricerca di un posto dove accampare, in spiaggia passano i vigilanti, ci spegniamo quindi in mezzo ad un parco, saranno le zanzare più cattive d’italia a tenerci compagnia durante la corta notte ed il sole cocente a svegliarci presto. Tago Mago festival rimane un ottimo strumento per conoscere e capire come le cose funzionino con una certa logica, come tutto sommato il seguito verso le sconosciute realtà respiri ancora con i propri polmoni, un modo semplice per non sostenere la complessa funzionalità di un mondo dove le strutture ed i meccanismi per fare musica non sono affatto condiscendenti. Un atmosfera festosa e divertente, un vero e proprio meeting di etichette indipendenti che non solo non ha nulla da invidiare al famoso MEI di Faenza, ma che a differenza di quest’ultimo si presenta al pubblico solo ed esclusivamente con la purezza intrinseca di chi può aver fatto della musica indipendente anche una ragione di vita. In macchina imbocco l’autostrada La Spezia – Parma direzione Parma, l’ultima volta che feci questa cosa ero vestito completamente di bianco, poche ore prima avevo giurato fedeltà alla patria, che situazione ingrata… sorrido felice, stupidità latente? …o più probabilmente qualche strascico di buon umore dovuto alla resurrezione di un ego che era morto sicuramente per più di tre giorni?
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