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AFTER ALL This Violent Decline (Dockyard 1/Edel)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Ma chi l’ha detto che non è più possibile proporre dell’heavy metal decente? Ma dove sta scritto che, terminato il periodo di declino totale (rappresentato dagli Hammerfall e dai vari epigoni che si sono succeduti al loro fianco, compresa una nutrita schiera di pietose formazioni nostrane), non sia possibile la resurrezione di un genere che, pure nella sua veste classica, tanto ha saputo dare negli anni ‘80 e nei primi ’90? Perché ci si deve ancora aggrappare ai vari Helloween, Gamma Ray, Stratovarius, Iced Earth o Manowar nella speranza che ne azzecchino una buona? Perché non provare a guardare più in là? Perché non scommettere su qualche nome diverso e in grado di ridare vita a una scena che, in quella veste, puzza di urina di anziano peggio che duemila convalescenti di un ospizio per ultra centenari. Prendiamo ad esempio i belgi After All. Dopo aver messo alle spalle cinque dischi si ripresentano con un nuovo lavoro, che è un condensato definitivo di old e new mescolati al fine di produrre un sound assolutamente convincente. Il punto di partenza potrebbero essere i Nevermore, quindi con evidenti influenze thrash (qui anche britanniche: Cerebral Fix e Xentrix), in un impianto sonoro che è power metal statunitense, di conseguenza massiccio, tirato, dal forte impatto, pur conservando sempre un certo appeal melodico, specie nelle linee di chitarra, e con voce declamatoria e tendenzialmente epica. Però gli After All non vivono fuori dal tempo e sono a conoscenza degli standard minimi attualmente richiesti per potersi presentare con le armi affilate. Detto ciò sono andati prima in Svezia da Fredrik Nordström (In Flames, Darkest Hour, Red Harvest, Arch Enemy, At The Gates, Soilwork, ecc.) e poi sono passati in Danimarca a casa di Tue Madsen (The Haunted, In-Quest, As We Fight, Hatesphere, Becoming The Archetype, Cataract, ecc.). Ovvio che i due maghi del mixaggio abbiano dato un bella sistemata al suono e di conseguenza ‘This Violent Decline’ ha tutte le carte in regola per demolire gli impianti stereofonici, come si richiede ad un album neomillenario, pur nella sua predisposizione tradizionale. Convincenti.
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