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GURD Bang! (Dockyard 1/Edel)
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Autore: Roberto Michieletto
Dopo aver contribuito, nella seconda metà degli anni ’90, alla divulgazione del verbo metallico di derivazione Prong, con evidenti retaggi della vecchia scuola thrash e crossover e affinità, in quanto a pesantezza sviluppata, con Pantera e Machine Head, l’interesse attorno ai Gurd era andato scemando. Il loro sound è sempre stato massiccio, oltre che variabile nel corso della carriera (a volte più diretto, a volte più articolato), però poi, causa mancato rinnovo del contratto da parte della Century Media, cambi di line up e disaffezione degli ascoltatori nei confronti del genere in questione, la band svizzera si è ritrovata a proseguire lungo la propria strada con evidente coerenza, ma con scarsissimo seguito, anche per mancanza di un supporto adeguato. Bene ha fatto la Dockyard 1 a concedere ai Gurd l’opportunità di potersi rimettere in carreggiata con tutte le credenziali a posto per combattere ad armi pari con gli altri gruppi che animano la scena musicale pesante. L’esperienza derivante dall’avere sei album alle spalle e una preparazione tecnica/strumentale e di registrazione solidissima fanno sì che ‘Bang!’ risulti lavoro molto ben strutturato, con un appeal tanto metal quanto punk/hardcore (di vecchia scuola metal-core direi), pur andandosi a innestare su un tessuto connettivo, che porta impressi i marchi di fabbrica che da sempre li contraddistinguono e senza che prevalga mai un sentore di nostalgiche rimembranze sonore. Riff taglienti e ritmiche che spaziano su più fronti, consentono ai dodici brani di detonare per bene e se avete nel cuore il suono che fu dei Prong allora troverete pane duro per i vostri denti affilati (compresa la cover di ‘Children Of The Grave’, Black Sabbath obviously).
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