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HERRATIK Wrath-Divine (Copro Records/Audioglobe) ARTISIAN Lament For The Eternal Frost (Casket Mu
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Quando la personalità latita e non si è in grado di distinguersi dalla massa occorre puntare su altre caratteristiche. Innanzitutto sul sound e sulla produzione, che devono essere impeccabili e che, a seconda delle tipologie musicali (nel caso specifico death/thrash e black), devono spaccare. In secondo luogo si deve optare per una scrittura lineare, senza complicazioni strutturali inutili. Infine occorre fare affidamento su una tecnica strumentale e su di un affiatamento capaci di creare un’entità coesa e compatta. Dal momento che gli Herratik non possono avvalersi di una identità forte, è chiaro che debbano concentrarsi sulle altre caratteristiche, però, sinceramente, anche così non vanno lontano. La formazione australiana ha due lavori alle spalle (uno pubblicato dall’italiana Code666) allorquando si chiamavano Abortus; cambiato il nome, ma non la direzione compositiva, hanno messo insieme dieci pezzi, ri-registrato quattro tracce estrapolate dai precedenti album e confezionato ‘Wrath-Divine’, facendo poi produrre il tutto da Astennu, ex chitarrista di Dimmu Borgir. L’ascolto mi porta a dire che trattasi di un prodotto di seconda (quasi terza fascia), perché le canzoni hanno poco spessore (al di là di quello metallico implicito) e perché le forme espressive estreme non sono mai veramente tali, anzi spesso strizzano l’occhio a soluzioni melodiche e pare quasi che vogliano accaparrarsi seguaci del sound scandinavo e della New Wave Of American Heavy Metal. Senza arte né parte! Si possono sostanzialmente ripetere le stesse parole anche per gli Artisian, neonata band londinese che, pur partendo da presupposti socio/politici interessanti, poi trae conclusioni discutibili e cerca di affiancarle a sonorità di matrice black metal, al fine di riportare in auge lo spirito originario del genere. Il che si traduce in undici pezzi che non hanno nulla da comunicare, visto che il gelo, la ruvidezza e il minimalismo a cui mirano non vengono mai evocati e riprodotti; fallimentari.
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