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UNTIL DEATH OVERTAKES ME Symphony III - Monolith (Flood The Earth Records/Masterpiece)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Mi è capitato spesso, in passato, di evidenziare come, determinati suoni, non possano essere assorbiti dagli ascoltatori semplicemente ponendosi su di un piano generico e stilistico, ma vadano sentiti, in primo luogo, dentro di sé e percepiti a un livello emotivo, quasi spirituale, prima che sonoro. Volendo entrare nel merito della questione e facendo riferimento al sound di cui si fa portavoce Until Death Overtakes Me, diciamo pure che il funeral doom drone/ambientale è esattamente una di quelle tipologie che rientrano a pieno titolo in tale categoria. Quando poi non è possibile rintracciare al suo interno alcun sentore di ciò che si è soliti associare ad alcune cifrature musicali e si entra nel regno della “fede”, come accade, ad esempio, con SunnO))), allora il gioco si fa duro e solo gli eletti sono in grado di cogliere il significato più profondo di determinati dischi. L’auspicio è che i cosiddetti eletti possano essere in numero sempre crescente, non a causa di un ammorbidimento da parte delle band, ma perché certi suoni acquisiscano i meriti che giustamente devono essere loro tributati. Magari iniziando dal belga Stijn Van Cauter, che di UDOM è l’unica mente creativa ed esecutiva, e che prosegue nel suo trip cosmico al limite della iterazione minimale estrema. Escludendo l’iniziale e breve ‘Thus...’ (una rivisitazione sintetica alla Tangerine Dream di ‘Also Sprach Zarathustra’ di Richard Strauss) per il resto ci si immerge in tre lunghissimi pezzi (oltre 70 minuti), in cui le stratificazioni di chitarra, le note e gli accordi ripetuti, una voce bassissima e in sottofondo, le modulazioni atmosferiche di matrice space/horror e un continuo amalgamarsi di lava mirano a costruire una sinfonia ecclesiastica in crescendo, che genera tensione basandosi sulla ridondanza delle strutture e sull’esplorazione del vuoto metallico. Deep down into the void!
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