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VOIVOD Katorz (Nuclear Blast/Audioglobe)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Non credo sia semplice vivere con la consapevolezza di essere una tra le band più importanti e creative, che la scena musicale abbia mai conosciuto. Per un certo periodo della carriera tale presa di coscienza deve aver pesato sulle spalle dei Voivod e non è un caso che, proprio in coincidenza di quel periodo (l’ultimo), i dischi ne abbiano risentito. Un momento di debolezza, dopo oltre venti anni di carriera, può capitare a chiunque (ad altri sarebbe capitato decisamente prima…). Ciò che non era preventivato è il fatto che, proprio mentre la formazione di Montreal stava registrando il nuovo lavoro (il quattordicesimo, da qui la scelta del titolo ‘Katorz’, dal francese quatorze) e proprio mentre l’illuminazione stava tornando a splendere sulla loro scrittura, l’imprevisto assumesse le sembianze della morte e si portasse via Piggy, il Chitarrista (non un chitarrista qualunque). La scelta è stata quella di recuperare le tracce già incise da Piggy e concludere comunque il lavoro. Quel lavoro è adesso tra le nostre mani e mostra, sin dai pezzi iniziali, una formazione con le idee molto chiare. Dall’ascolto pare quasi che volessero comporre un album che fosse una sorta di tributo a se stessi; infatti le dieci tracce coprono, stilisticamente parlando, le varie fasi della carriera dei Voivod, passando dalle atmosfere allucinanti degli album degli esordi all’accessibilità razionale e tecnicamente impareggiabile di ‘The Outer Limits’ e raggiungendo l’intensità (pur se non la pesantezza) di ‘Negatron’, con un approccio più rock che non metal. Mentre il finale acustico di ‘Polaroids’, dopo un tourbillon e un crescendo sonoro di non poco conto, sembra omaggiare il compagno prematuramente scomparso. Is this the end?
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