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Brevi dalla provincia e dal mondo – All’Avana non si balla più
Rubber Ring
Autore: Manuela Bua
Mentre tutto attorno, nel microcosmo della provincia allargata, era fervore per gli eventi più attesi dell’anno, i festival musicali estivi che intrattengono gli appassionati di musica indipendente e nuova, ho deciso che per questa volta, una sola volta, avrei mancato all’appuntamento. Insomma, addio Frequenze, Soundlabs e Arezzo Wave, e mentre gli amici preparavano i bagagli per andare a Sziget, fissavo gli ultimi dettagli del mio viaggio esotico. Sarebbe stato ugualmente istruttivo, da tutti i punti di vista, anche quello musicale, visitare Cuba. Al di là del facile revisionismo occidentale dei balli e delle movenze, volgarmente denominato “boom latino”, con mucchi di gente che va a “lezione di latino”, e che invece di fare le versioni e leggere i classici, impara a sculettare, l’anima musicale di Cuba affonda le radici in tradizioni antiche e nasce come forma espressiva altamente identitaria. Nei primi giorni di permanenza nell’isola, la musica sembra essere quasi assente, a parte i due storici locali dell’Avana: il popolare Bodeguita del Medio ed il più elegante Floridita, dove giovani nostalgici ostentano, sigaro e coppa di Daiquiri alla mano, un panama bianco ed un buonumore forse fuori luogo. Alla fine dell’esibizione a base di vecchi cavalli di battaglia di Harry Belafonte e classici rivisitati della tradizione occidentale, i musicisti fanno il giro per le mance. Nel frattempo, fuori ha smesso da poco di piovere e le pozzanghere emanano miasmi indescrivibili, bambini come formiche si affacciano, saltellando, da quel che resta di porte e finestre dei villini liberty in stucco bianco che facevano dell’Avana un paradiso di eleganza coloniale. Chiediamo a due ragazzi del luogo chi siano i musicisti famosi a Cuba; ci elencano una lista piuttosto lunga, primi della quale l’Ibrahim Ferrer di Buena Vista Social Club. Ma dai tempi del documentario di Wenders sembra essere passato molto tempo, ormai nessuno balla più all’Avana, c’è solo un combo di anziani musicisti in piazza della Cattedrale, suonano per i turisti che passano, tanto per non tradire la loro idea di quella meta. Ma, ripeto, all’Avana non si balla più. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, più di cinquecento persone stavano facendo la fila per entrare al concerto dei Baustelle e Marta sui Tubi, pensando che forse sì, anche nelle aree più culturalmente depresse, può arrivare il rinascimento. La musica, comunque c’è. La troviamo una sera dopo aver attraversato l’irreale acciottolato di Trinidad, strade trasfigurate dal buio profondo e dalle luci proveniente dalle case; case in qualche modo bellissime, antiche, colme di cimeli e fiori di plastica. C’è una scalinata enorme piena di gente, a lato, nel cortile della Casa della Musica, suona un gruppo tradizionale. Miracolo, la gente balla, il vecchietto rinsecchito dal sole afferra la bionda turista e la fa volteggiare. Anche i musicisti sono tutti anzianotti, e questo mi piace, alla faccia delle boy bands e della decadenza di certe mummie da Mtv. In fondo, non sapremo mai se lo facessero per soldi o per passione, ma li guardavamo ballare, morbidi, flessuosi, incredibilmente distanti. Manuela Bua
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