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MEGANOIDI Granvanoeli (Green Fog Rec./Venus) KESSLER Un altro giorno d’amore (Alternative Produzi
Gold Sounds
Autore: Emanuele Barletta
Ho solo l’imbarazzo della scelta, e decido di iniziare da due dischi distribuiti dalla Venus (comunicazione di servizio: Antonella, le mie scuse per il ritardo le leggi sopra, quindi evito di ripetermi). Inizio dai Meganoidi. Parte At the dusk e mi chiedo: ma sono veramente loro? Ok, sono passati ormai 5 anni dal successone di Into The Darkness, Into The Moda, ma una rivoluzione così radicale (anche se magari abbondantemente diluita nel corso del tempo) era difficilmente auspicabile. Non dimentichiamoci che i nostri genoani hanno scalato le classifiche con pezzi come Supereroi e King of ska. Rispettivamente hardcore con i fiati di stampo Mad Caddies all’italiana e un intelligente scimmiottamento del Giuliano Palma style. E adesso Granvanoeli, cioè una rivoluzione totale della proprio identità. Si ha come l’impressione che i Meganoidi abbiano radicalmente cambiato coordinate di riferimento e si siano letteralmente ubriacati di post rock, indie e tante altre cosette che tirano in questi ultimi tempi. Nonostante un cambio di rotta così repentino e radicale, il nuovo disco dei Meganoidi ha il raro dono della credibilità. Suona sincero ed appassionato, oltre che incredibilmente “maturo”. Forse è un po’ colpa nostra, abituati ad intendere lo ska-core e le battute in levare come musica per teenager. Sta di fatto che un disco come Granvanoeli, che mischia influenze disparate che vanno dai Massimo Volume ai Black Heart Procession (passando per i Fugazi e qualcosa di math-rock), è una gran bella sorpresa. Pare che i Meganoidi abbiano in cantiere un disco “gemello” per la metà del prossimo anno. Staremo a vedere, intanto godiamoci questo!Veniamo invece ai Kessler, che sono nell’ordine: giovani, piemontesi, all’esordio discografico, e prodotti da un certo Riccardo Tesio (si, proprio quello dei Marlene Kuntz, come i nostri si premurano di ricordarci all’interno del cd). A voi decidere quale di queste informazioni sia più utile per inquadrare il disco in questione. Come dite? Beh, si, i Kessler sono marleniani di brutto. Oddio, già solo per il fatto di essere piemontesi…Ma il vocabolario e certi suoni (come dire…”catartici”) non lasciano spazio a dubbi. Per evitare l’accusa di band armata di carta carbone, poi, i Kessler cercano di pescare qualcosa anche dall’estero: i primi Placebo, ad esempio, e un discreto appeal alla Nine Inch Nails (sarà un caso che in Sintomi e Diva sia citato il credit di Madaski degli Africa Unite?). Un esordio discreto, insomma: piaceranno, e molto, ai nostalgici dei primi Verdena e dei Marlene Kuntz degli esordi. Ma di lavoro ce n’è ancora in abbondanza, soprattutto per quanto riguarda la delicata faccenda di una personalità che al momento proprio non ha intenzione di venir fuori.
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