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ON THE LAST DAY Meaning In The Static (Victory/Venus)
Kaos
Autore: Roberto Michieletto
Cosa passerà per la testa di questa gente quando, fra qualche anno, si guarderà indietro e, già solo vedendo le proprie fotografie (ufficiali e incluse nel booklet del disco, non roba da scampagnata della domenica pomeriggio con i parenti) si metterà a ridere, se almeno avrà l’ironia per farlo? E cosa potrà pensare della propria musica? Qui le risate forse dovrebbero essere accompagnate da profonde riflessioni. Com’è possibile che si sia arrivati a suoni così stereotipati e replicati sino alla nausea è veramente vergognoso. E, ve lo assicuro, è proprio un senso di nausea che mi assale quando mi trovo a dover ascoltare certi album. Come quello di On The Last Day, ad esempio. Un look finto, che neppure voglio commentare, funge da accompagnamento a un suono che prende tutto ciò che di più scontato e abusato potete pensare di trovare nel luna park del nuovo metallo urlato per adolescenti statunitensi, dell’emo-core da Festivalbar della California e del post-core per chi non sa neppure cosa sia stato l’hardcore (figuratevi cosa ne può capire del concetto di post…). Onestamente spero che ci sia un modo per porre fine a tutto ciò (e non solo in questo particolare ambito), perché diversamente non se ne uscirà mai più fuori. Stanno ipotizzando di dare un taglio ai reality show televisivi; non si può fare altrettanto con la sovrabbondanza musicale che ha ucciso la musica stessa?
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