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THE QUEEN IS DEAD – Elegia pop vent’anni dopo
Rubber Ring
Autore: Manuela Bua
Vent’anni fa usciva, verdeggiante sugli scaffali d’Europa, The Queen Is Dead, e nulla turbava la più o meno quieta esistenza del mondo. Mattine, pomeriggi e sere come d’abitudine in città, campagne e sobborghi, e più dentro, tra le case, le scuole: edifici spesso grigi e provvisori, come certi pensieri che gli adolescenti fanno lungo la strada che li riporta a casa. Un’esistenza misurata su spazi, tragitti ed assenze, come oggi, ma senza nessun conforto, senza nessuno al mondo. Buttati via l’esagerato fiocco per capelli di velluto nero ed i pantacollant al ginocchio, il mondo di Ics è profondamente imperfetto. La vediamo salire sull’autobus che la riporta a casa da scuola, chiusa in un giaccone oversize, il tragitto dura almeno mezz’ora e all’ultima fermata urbana i cento ragazzi della scuola industriale vogliono entrare tutti nell’abitacolo arancione, dove nell’angolo estremo, a sinistra, Ics schiaccia il naso sul finestrino. A scuola, in uno di quei tanti giorni, è successa una cosa orribile e lei non smette di pensarci. Tra le colonne della partita doppia, un mistero per molti, e le declinazioni tedesche, un mistero per lei, Ics e qualcun altro scoprono i poeti francesi di fine Ottocento ed iniziano a leggere, avidamente, I fiori del male e Una stagione all’inferno. Ad Ics piace molto Verlaine, soprattutto quella poesia che dice “pourquoi, sans amour et sans haine mon coeur a tant de peine” …insomma, a scuola iniziano gli scambi di libri e di musica, senza troppe parole, senza dibattiti ognuno coltiva il suo immaginario molto privato, sapendo che dove finiva la poesia sarebbe iniziata la prosa. Alcuni ragazzi tremavano davanti al ritratto, a pagina 126, di Marcel Proust. Pallido, sicuramente tisico, con la gardenia all’occhiello, costui la sapeva lunga, molto lunga. L’autobus percorre una strada come tante, dirigendosi verso la periferia, fin dentro al quartiere dove i genitori di Ics hanno comprato una villetta. E, tornando a quel brutto episodio, Ics ricorda il suono della campanella al cambio dell’ora, la professoressa di francese entra annoiata. Ha i baffi. Pensa che decolorando i suoi brutti mustacchi possa in qualche strano modo minimizzarli. Tutto in lei è trascurabile e dozzinale: dai capelli tinti di nero corvino, agli stivali con la zip, all’atteggiamento scocciato, non senza una punta di immotivato odio nei confronti di Ics, “non puoi essere la più giovane della classe, hai i piedi troppo lunghi”. Apre il libro alla fatidica pagina 126. Marcel è lì, imperturbabile e cereo. Maria Cristina, questo il nome della professoressa che Ics odiava, e ancora dice di odiare ed alla quale augurerebbe molto volentieri una morte orribile, esordisce così: “Ragazzi, oggi iniziamo Proust…cioè una palla infinita”. Per nostra fortuna, la stronza ci chiede di leggere. Il brano è quello intitolato, per meglio individuarlo, Le baiser d’une mère. E’ così che i ragazzi scoprono un mondo molto più congeniale a loro di quello che sta lì, fra le pareti della scuola e la stranezza delle loro famiglie. Ics, sempre più schiacciata contro il finestrino, non ricorda esattamente il giorno in cui arrivarono gli Smiths. Arrivare a dire che la regina è morta è, per un suo qualsiasi suddito, un’affermazione molto forte: vuol dire che si è chiuso il sipario su un mondo che si è dato pena di rinascere, più consapevole e adulto, per tutti. Addio Dear old Blighty, addio preraffaellite bellezze, il mondo è nelle mani predatorie che hanno cancellato la sua infanzia. Se negli anni Sessanta sono nati i giovani con la loro voglia di costruire e cambiare, nel millenovecentottantasei sono nati gli adolescenti di tutte le età, Morrissey li ha tenuti a battesimo e ha costruito un posto nel mondo per loro, tra i cancelli di un cimitero e la galleria scura dove si fermano le auto, luoghi solitari e appartati dove dimenticare che la vita è troppo, troppo lunga da sopportare. Per Ics, There Is a Light That Never Goes Out è la canzone più bella del mondo, è molto giovane eppure si augura che qualcuno la metta su al suo funerale. Dai sobborghi di Manchester all’oscura provincia italiana, la risposta è nel modo in cui l’eroico Johnny Marr imbraccia e la sua chitarra, inventando uno stile personalissimo; la risposta è nelle liriche di Morrissey, nella sua filosofia del pensiero debolissimo, nella sua tensione estetica che fa del diritto di essere amati la rapsodia pop più straniante, antica e moderna al tempo stesso. Nel 1989, Ics parte per le Midlands inglesi, fa freddo e piove tutti i giorni. Nel centro di Manchester, il guru della Factory, Mr. Tony Wilson, ha aperto un bar high-tech, uno dei primi, si chiama Dry ed è un posto molto trendy. La città è vivace, ma il suo grigiore non sarebbe nulla senza la fantasmatica presenza di Ian Curtis e l’assenza giustificata di Stephen Patrick Morrissey. Qualcuno ha divelto dalla strada l’enorme cartello che indica la direzione per Strangeways, quello che capeggia sulla copertina dell’ultimo, amaro lavoro degli Smiths. Lo fanno notare ad Ics, che attraversa la città in una mini rossa, seduta al posto del passeggero. Ad un party, un ragazzo le racconta di come stava guardando una vetrina e, girandosi si è trovato accanto Morrissey, e di quello che avesse pensato. Le racconta tutto questo mentre sono seduti su un tavolo da biliardo, in una villa enorme ed improbabile, il massimo per una famiglia inglese, eppure niente a che fare con il lusso italiano. Ics si riposa le gambe facendole ciondolare giù dal tavolo, il massimo della gioia a lei consentito è questo: guardarsi i piedi guantati dal primo paio di Doc Martens originali. Incontro Ics ogni giorno, ed il mattino, quando mi restituisce il solito sguardo dallo specchio, è difficile capire se qualcosa sia cambiato da allora, perfino oggi, nella sua esistenza di professionista più o meno libera. La cassetta di The Queen Is Dead pare che sia ancora, vent’anni dopo, nello scaffale della villetta dei genitori di Ics, ma è molto più scolorita di quando un amico la registrò per lei. Una sola certezza illumina le giornate di Ics: per nulla al mondo torneranno quegli anni, per nulla al mondo, la vergognosa oscenità dei suoi diciassette anni. The queen is dead, boys, and it’s so lonely on a limb…. Manuela Bua
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